Boffo si dimette: male per lui, per noi e per la Chiesa
// settembre 4th, 2009 // Articoli, Squarci sull'infinito
Le dimissioni di Boffo, circondate da un velo di silenzio ipocrita, sono la peggior risposta alla vera domanda che Feltri ha sollevato. Dino Boffo, direttore di lungo corso del quotidiano dei vescovi Avvenire, è o non è omosessuale? Leggendo fra le righe del caso mediatico sollevato dal direttore del Giornale Vittorio Feltri, la domanda che pulsa con insistenza è questa. Chissenefrega dei noiosissimi particolari tecnici, dei casellari giudiziari e delle schermaglie giuridiche. Se c’è una domanda che Feltri ha sollevato è proprio questa, raccogliendola dal fondo paludoso del chiacchiericcio clericale e portandola alla curiosità della gente. Negli ambienti cattolici si è sempre mormorato su tali presunte inclinazioni sessuali di Boffo, come lo stesso Messori ha ammesso dalle pagine del Corriere della Sera. Ma poco importa, nella bocca degli uomini di sagrestia siamo tutti omosessuali, fedifraghi e farciti di colpe che magari non abbiamo. Feltri ha tolto il velo a questo mormorio, antico vizio clericale, e lo ha portato alla luce. Boffo avrebbe dovuto solo ringraziarlo, perché a questo punto a lui era data l’opportunità di dire la verità. Solo due strade si biforcavano nell’incrocio delle possibilità: Dino Boffo poteva affermare con forza di non essere omosessuale, o poteva fare outing e dirsi gay. Dipende da qual è la verità, quella cosa che tutti sono sempre bramosi di conoscere. Certo, non era né è tenuto a farlo, quello che gli piace fare nel letto è affar suo e di chi eventualmente sta fra le lenzuola con lui, nei limiti della legge. Ma dichiarandola, alla luce del sole, avrebbe fatto un gesto molto cristiano, che avrebbe fatto molto bene alla Chiesa. Perché se avesse negato di essere omosessuale, con la verità dalla propria parte, tutto il mondo cattolico avrebbe avuto l’occasione di stargli al fianco senza se e senza ma nella sua battaglia contro una diffamazione, che sarebbe chiaramente apparsa strumentale a qualcos’altro. Se invece Dino Boffo si fosse dichiarato omosessuale, sarebbe stata per la Chiesa italiana una grande sfida. Perchè in quel caso sarebbe stato un gesto di enorme lungimiranza mantenerlo al suo posto respingendo le sue dimissioni. Perché così si sarebbe affermato con forza il succo, l’essenza dell’essere cristiani: non importa quanto siamo peccatori e di quali peccati è ammantata la nostra natura umana, importa solo quanto siamo innamorati di Gesù Cristo. Non siamo un popolo di perfetti, non siamo catari né puritani o farisei, e la lunga lista di Papi e cardinali fornicatori, farabutti e anche criminali che abbiamo alle spalle ce lo ricorda costantemente. Siamo cattolici, cristiani con la consapevolezza che il peccato appartiene alla nostra natura, e quindi non ci sconvolge né ci scandalizza vederlo negli altri. Ciascuno porta sulle spalle i propri peccati. Quello che ci scandalizza, e che getta sulla Chiesa cattolica veli di ignominia, è la logica farisaica del voler mostrare il bicchiere e il piatto pulito all’esterno, cioè agli occhi degli altri, occultando quanto sia sporco dentro. Che è precisamente la logica della dimissione non corredata di risposte vere, pulite, esplicite, che ha seguito Boffo. Ed ecco allora che continua a regnare nella Chiesa italiana la logica pretesca del silenzio pubblico e della mormorazione privata. Proprio quella logica che ha svuotato le chiese e i cuori. Peccato. Questa sarebbe stata un’ottima occasione…
One Response to “Boffo si dimette: male per lui, per noi e per la Chiesa”
Leave a Reply
You must be logged in to post a comment.

Parafrasando le parole di Z.Baumann, sempre più la politica viene mostrata come la collezione delle vite private dei politici, invece che la descrizione dell’operato dei politici per la cosa pubblica. Così la politica diventa un Talk show in cui di volta in volta un politico viene messo sulla poltrona e viene raccontata la sua vita privata negli angoli più oscuri. Questa tendenza sembra espandersi anche in altri ambiti, per cui non è più interessante il parere di un giornale che resta obiettivo nelle sue opinioni sui fatti, ma interessano le vicende private del suo direttore. Lo spazio pubblico viene invaso dal privato, resta solo un vuoto in coloro che leggono, che vengono privati di una opinione tra le tante, e al suo posto arriva l’ondata di particolari morbosi sulla vita privata di un uomo, che una volta consumata, lascia il lettore vuoto come prima, non arricchito da una opinione che evidentemente cominciava a dare fastidio. Un po’ come gli avvertimenti mafiosi, insomma. Concordo con te però sul fatto che a volte si respira troppo “potere” in certi ambienti ecclesiastici, ma non sono del tutto convinto che un outing spietato di tutte le verità possa essere la soluzione migliore. Ci sono anche le singole persone e le loro fragilità che vanno difese. E con questo non voglio nemmeno dire che la difesa ad oltranza sia la scelta migliore, sia chiaro.
Saluti.