Cattolici, sì, ma anticlericali
// luglio 28th, 2009 // Articoli, Squarci sull'infinito
Siamo sopravvissuti al tradimento di Giuda, alle persecuzioni degli Imperatori, alla calata dei barbari, all’espansione dell’Islam, a guerre, congiure e scismi, al nazismo, al comunismo e anche al logorio del pensiero moderno. Sopravvivremo anche ai preti di oggi. Con questo messaggio di speranza mi rivolgo a tutti quelli che, come me, sono innamorati di Gesù Cristo, poi a quelli che si definiscono cristiani e magari anche cattolici, infine a quelli che trovano ci sia nel messaggio cristiano qualcosa di molto interessante. Ma che non riescono più a tollerare i preti. O meglio, che non riescono più a sopportare le logiche clericali che anacronisticamente ispirano la classe dirigente della Chiesa, cioè il clero. Insieme a queste persone vorrei cercare di salvare il bambino dal rovesciamento dell’acqua sporca, che spesso avviene quando ci si trova ad abbeverarsi alle fonti ecclesiastiche. Chi ha detto che per relazionarsi con quell’universo meraviglioso che si è aperto con la venuta in terra del figlio di Dio si debba per forza passare dagli alambicchi clericali, fatti di improbabili serate in parrocchia, lettere pastorali banali e distaccate dalla realtà, omelie insulse ed altre amenità dall’ammuffito sapore pontificio? Il tutto poi con una implicita rinuncia sostanziale a tutto ciò di buono che la contemporaneità offre. Nella storia della Chiesa, il messaggio cristiano è sopravvissuto ai secoli grazie ad un principio molto semplice: l’inculturazione. L’idea cioè che bisogna portare Cristo nel presente ed in tutte le latitudini secondo i modi e la lingua del tempo e del luogo. Grazie ai preti di oggi, cristallizzati in un mondo che non esiste più, nel presente in cui viviamo bisogna arrangiarsi. Viene poi da chiedersi: ma il compito che spetterebbe a questa classe dirigente non è quello di amministrare i sacramenti, segno della nostra unione con Dio? Non dovrebbero insomma i preti essere a servizio delle anime, pronti a confessare chi vuole chiedere perdono dei propri peccati, o a comunicare chi desidera la Santa Eucarestia? Poi invece ci si guarda intorno e si vede che per trovare un prete che ci confessi bisogna prendere un giorno di ferie, mentre tanti altri preti celebrano la Messa quando, e soprattutto come pare a loro. C’è il prete che ti confessa sbuffando e quello che celebra Messa lanciandosi in improbabili creazioni stilistiche, quello semianalfabeta che si atteggia da grande letterato e quello che si dedica a grandi affari immobiliari; c’è il prete che predicando la castità va con le donne, e quello che condannando l’omosessualità va con gli uomini (per fermarsi qui…), c’è quello che dice che in fondo il cristianesimo e le altre religioni sono la stessa cosa, e quello che ti dice che se vai a prendere un aperitivo in spiaggia incontri il diavolo. Di fronte a tale sbandamento della classe dirigente, il popolo si interroga perplesso domandandosi: mi devono davvero guidare loro? Il mio personale rapporto con Gesù Cristo, figlio di Dio Salvatore, c’entra veramente qualcosa con queste persone?
Chiariamo però una cosa, anche a seguito del mio precedente articolo: questa non è una tardiva adesione al cataclisma che ha agitato la Chiesa dopo il Concilio Vaticano II. Per intendersi: non parliamo di anticlericalismo come di un rigurgito progressista di uno stomaco marxista ribollito nel proprio odio. Chi è anticlericale in quanto marxista – o in quanto aderente alle altre fedi politiche – generalmente ricade nella categoria degli anticlericali per odio. Qui invece, come abbiamo avuto modo di dire precedentemente, siamo anticlericali per amore. Chiariamo poi subito un’altra cosa: chi vuole abbandonare la nave cattolica e salire su quella protestante è libero di farlo. Ma non è l’intenzione del sottoscritto, il quale vorrebbe piuttosto, non del tutto sommessamente, contribuire a che questa nave cattolica non affondi e possa essere meno fatiscente per navigare con maggiore liquidità nei complessi mari della contemporaneità, senza farsi superare continuamente da altri vascelli più adatti allo scopo. Con la consapevolezza ben salda che questo tentativo, questo stimolo, questa provocazione, potrà al massimo contribuire a liberare la coscienza del sottoscritto – e solo lei – dal peso dell’accidia nei confronti di tale mastodontico problema.
paolo@gambi.net
3 Responses to “Cattolici, sì, ma anticlericali”
Leave a Reply
You must be logged in to post a comment.

Beh, per contribuire alla buona navigazione della nave della Chiesa bisognerebbe anche fare qualcosa, rimboccarsi le maniche, non solo agitare gli organi della fonazione o darsi alla scrittura forbita……
Come quell’altro Paolo, insomma, che però nacque a Tarso!
Ciao Paolo ,bell’articolo il tuo , bello provocatorio intendo , mi ha ricodato il detto “fa ciò che il prete dice e non ciò che il prete fa” a conferma che il problema è di vecchia data.I preti però sono parte come noi della Chiesa e non si può amare Gesù senza amare la sposa che è la Chiesa.Noi siamo responsabili delle loro anime in quanto loro comunità.Se un prete si perde è anche colpa nostra e dovremo renderne conto.In Europa soprattutto è la società odierna a mettere in difficoltà la Chiesa con problematiche talmente “avanti” da farla sembrare ammuffita.Per fortuna ci sono i laici ,dico io, che “filtrano” i messaggi a volte incomprensibili della società moderna ai poveri preti di periferia ultrasessantenni (avranno il diritto ad un pò di alzheimer anche loro no?).Poi penso però che in realtà la Chiesa è all’avanguardia su molti fronti se estendiamo la visione a livello mondiale.Come quelli dei diritti umani dove basta parlare di cose banali come la libertà di mettere al mondo un bambino in più (penso alla cina) che subito si farebbero milioni di proseliti.”Milioni”,questi sono numeri da “campagna pubblicitaria” efficace, altro che la vecchia Europa , la frontiera del cattolicesimo non siamo più noi ma i paesi in via di sviluppo come questi.Il messaggio di Gesù è per chi vuole accoglierlo ed è questo il senso della parte più meretrice della Chiesa la quale “va con tutti” chiunque essi siano.E se non va più con noi troverà qualcun altro.
Ripeto il mio commento nel precedente articolo
Chi visse con me la primavera del 1957 capisce sicuramente cio’ che intendo per “Giustizia catto-clericale”, ma mi riesce difficile credere che la chiesa in mano agli uomini debba essere un problema del nostro tempo, quando gia’ il Clero si esprime attraverso le sue opere piu’ o meno riuscite.
Cordialmente
Conte Carmine Palizzi Silla