Cesena Felix. Ma mettete i cartelli stradali!
// gennaio 18th, 2010 // Articoli, Romagna Caput Mundi
Cesena felix… Cesena è senza dubbio la città della Romagna che è riuscita ad incarnare lo spirito romagnolo e a declinarlo nel presente nel modo più pieno e compiuto. È cresciuta, ha portato la propria radice agricola nella contemporaneità costruendo aziende di caratura internazionale. Ha un’università ben radicata ed organizzata, ha una vivacità singolare. Forse proprio per questo sarebbe ora che si dotasse di cartelli stradali adeguati. Visto che pare che i cesenati non conoscano le vie della propria città.
Giovedì. Devo andare a Cesena per sostenere un’abilitazione di lingua inglese. La quale non si tiene alla facoltà di psicologia, dove so ben arrivare, ma in un istituto separato, in via Martiri della Libertà, dove non sono mai stato. Devo essere lì per le ore 14. Con mio disappunto al momento di partire scopro che mio fratello ha preso il tomtom che di solito mi aiuta a districarmi per le vie dei nostri centri, e quindi devo arrangiarmi. Poco male: controllo velocemente sulla cartina dove si trova la via – una traversa di via Cesare Battisti – e mi precipito a Cesena. Un punto di riferimento importante, a qualche centinaio di metri, è la biblioteca malatestiana. Nel tragitto telefono per sicurezza ad una mia compagna di corso cesenate, e le chiedo qualche indicazione. Lei gentilissima e premurosa mi cita negozi e bar, che però non mi avvicinano molto alla meta, considerando che da non cesenate non ne conosco neanche uno. Arrivato a Cesena seguo le indicazioni per la biblioteca malatestiana, che però a un certo punto scompaiono misteriosamente e mi costringono a iniziare a chiedere informazioni. Probabilmente chi ha messo i cartelli dava per scontato che chiunque arrivasse vicino al centro di Cesena percepisse l’energia della Biblioteca Malatestiana e la potesse raggiungere seguendo le sue vibrazioni. Arrivo comunque in via Cesare Battisti con circa 20 minuti di anticipo. La via è a senso unico. Mi fermo, e chiedo allora informazioni su dove sia via Martiri della Libertà alla prima signora che passa. È straniera, non mi sa aiutare, e si sente quasi offesa. Poco male, chiedo immediatamente dopo ad un’altra donna. La quale mi dice di andare dritto per via fratelli Rosselli, che la via è lì vicino. Seguo il consiglio, e la città inizia a digerirmi in un intrico di vie, nessuna delle quali si chiama via Martiri della Libertà. Riesco dopo un po’ a ritornare al punto di partenza, l’incrocio tra via Cesare Battisti e via Curiel. Passa una signora ingioiellata, a cui chiedo ancora informazioni. Mi dice di girare per via Fratelli Bandiera, e una traversa dovrebbe essere via Martiri della Libertà. Faccio il tragitto, e ancora una volta mi trovo a fronteggiare le memorie della storia italiana impresse sui nomi delle vie, che non contemplano però quella che cerco, e che con un perverso gioco di sensi unici mi mandano sempre più lontano dal punto di partenza. Inizio ad innervosirmi, e il tempo inizia a essere sempre più pressante. Chiedo a un signore anziano, il quale mi dice solo “questa è via Cairoli, quella via Nino Bixio”. Lascio perdere, e rifaccio lo stesso percorso, trovando insperabilmente la strada per tornare al punto di partenza in via Curiel, chiedendo ancora ad un uomo. Il quale mi dice di andare sempre dritto nella direzione che avevo percorso prima, e a un certo punto la via l’avrei vista. Seguo la sua indicazione, anche se un po’perplesso, passo un semaforo, un ponte e una rotonda, e quando mi rendo conto di essere praticamente – credo – a Torre del Moro, torno indietro, e tutto affannato riesco a ritrovare l’incrocio tra via Curiel e via Cesare Battisti da cui ero partito, unica mia ancora di salvezza. Sono in apprensione, so di essere a qualche centinaio di metri dal posto, ma sono già le 14, e sono in ritardo. Chiedo ancora a diverse persone, che mi danno indicazioni una in perfetta contraddizione con l’altra, che messe insieme mi avrebbero fatto fare un bel tour della città, senza ovviamente trovare l’agognata via. Una signora gentilissima con le borse della spesa chiama qualcuno in un bar, che esce, e altrettanto gentilmente mi spiega come raggiungere via Martiri della Libertà, in un percorso talmente tortuoso che consiste più o meno nel fare il periplo della città con gli occhi bendati pregando il dio Ganesh. Il tempo è passato, l’esame sarà già iniziato, e io non trovo la via. Arrabbiatissimo faccio un ultimo nevrotico tentativo, percorrendo tutte le direzioni percorribili di via Cesare Battisti. Di cartelli con il fatidico nome “via Martiri della Libertà” neppure l’ombra. Con la rabbia che mi conquista giro allora i tacchi, e me ne torno a Ravenna senza aver dato l’esame. La domanda allora è: via Martiri della Libertà esiste o è solo il prodotto dell’immaginazione di qualcuno, considerando che dieci cesenati su dieci non sanno dove sia?
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