Chiese vuote. Di chi la colpa?
// ottobre 21st, 2009 // Articoli, Squarci sull'infinito
Messa domenicale. Come ogni domenica vagabondo per chiese alla ricerca di una Messa che abbia un orario compatibile con la mia accidia festiva, inasprita dai postumi di un sabato sera qualunque. E così, come ogni domenica, mi ritrovo seduto in mezzo a sconosciuti in una chiesa che non è la mia parrocchia. Mi guardo intorno, e vedo persone. Uomini e donne, alti e bassi, ma con una caratteristica fondamentale in comune: sono incanutiti, hanno i capelli ed il corpo segnati dal tempo e la gentilezza dell’educazione di una volta. Sono vecchi. A Messa ci sono solo le generazioni che mi hanno preceduto. Fra i banchi si vede il passato prossimo che si intreccia con quello remoto, con il risultato che manca il presente, e ancor di più la coniugazione futura. La generazione giovane è pressoché assente dalla chiesa. In questa domenica ed in questa chiesa, così come domenica scorsa in un’altra chiesa. E questo getta una terribile ombra sulle prospettive del cristianesimo organizzato in Italia, ossia della Chiesa cattolica. Durante l’omelia, con la quale il celebrante annuncia in modo un po’ sconnesso qualche concetto sacro mischiato a qualche amenità profana, ho tempo di meditare. E di rendermi conto che con il passare degli anni quella chiesa in cui ora sto partecipando ai misteri eucaristici sarà vuota. Terminando le vite delle persone che la affollano, una dopo l’altra, e non essendoci persone oggi giovani che domani potranno prendere il loro posto, nel giro di pochi decenni se continua così le chiese saranno vuote. Terribilmente vuote, e grideranno con il loro vuoto un fallimento tremebondo che ricadrà sulle spalle di tutti i cristiani di oggi. E così il messaggio di Gesù sulla terra non viene portato nel presente, e meno ancora nel futuro. Di chi la colpa se le chiese sono vuote? “dei giovani”, “delle discoteche”, “dei complotti massonici”, “di Berlusconi”, “della tv”. Mai nessuno che abbia il coraggio di dire: è colpa dei preti. È colpa un po’ di tutti noi cattolici, che predichiamo bene e razzoliamo male, pretendiamo sempre dagli altri mille virtù, per poi sguazzare nel fango delle nostre miserie. Ma in particolare è colpa della nostra classe dirigente, cioè del clero e più nello specifico dei vescovi, che ancora non sono stati capaci di trovare un linguaggio per trasmettere la grandezza dell’essere cristiani al presente. Invece di fare autocritica, trovando i propri errori ed emendandoli, la strada preferita è stata quella più semplice, cioè di rimanere statici nelle proprie mastodontiche strutture e convinzioni, e mentre il mondo tutto intorno cambiava dare la colpa agli altri, condannandone l’aderenza alla contemporaneità. Ci sono tanti preti bravi, tanti sacerdoti che dedicano tutta la propria esistenza a portare Cristo nell’oggi. Il problema è che sulla bilancia pesano anche gli altri. Sono passati sette secoli, ma non sembrerebbe, da quando Santa Caterina da Siena, innalzando il problema dell’amor proprio, che potremmo in qualche modo tradurre in “egocentrismo” dei preti, scriveva: “Da qualunque lato tu ti volga, a secolari e religiosi, chierici e prelati, piccoli e grandi, giovani e vecchi, e gente d’ogni specie, non vedi altro che offesa; tutti mi gettano puzza di peccato mortale. La quale puzza a me non fa danno veruno né nuoce, ma a loro stessi”. I quali riceveranno “crudele pena”. Nel medioevo come oggi. Con una differenza però sostanziale. Che mentre il clero, per quanto corrotto, del passato riusciva ad interpretare e trasmettere il Vangelo ai propri contemporanei, il nostro di oggi, per quanto forse migliorato (?) sotto il profilo morale, parla ancora la lingua dello Stato Pontificio imbastardita di termini figli del marxismo. Mi spaventa la struttura ecclesiastica che ho intorno, perché la vedo incapace di comunicare con le nuove generazioni. Basta leggere però le Scritture per trovare una soluzione: bisogna pregare, pregare molto. E dopo aver pregato, non risparmiare mai neppure una critica ai fratelli che sbagliano. Anche quando sono insigni membri del clero.
5 Responses to “Chiese vuote. Di chi la colpa?”
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Non sono così ingenuo da pensare che le cose si rigenerano da sè. E neppure quelle cristiane cattoliche. E neppure penso che la fede si imponga da sola semplicemente per il fatto che qualcono la dica o raccomandi di “averla”. Del resto la domanda di Gesù brucia oggi come quando la pronunciò: “Ma quando il Figio dell’uomo tornerà, troverà ancora la fede sulla terra?”. Della situazione odierna, mi riferosco alla chiesa e ai cattlici e ai cristiani, responabilità se ne possono trovare. tu ne hai ricordate. Non ti dò torto. Ma quello che mi pare va messo in risalto è il fatto ce la fede è assenso personale a Qualcuno che parla.E questo Qualcuno, è vero, non è la Chiesa,ma Cristo. Il quale, per altro, he deciso (e, soncordo con te, non sempre le sue decisioni sono comprensibili) di parlare attraverso la Chiesa, fatta di tutti. Dove la credibilità non è affidata ad un incarico o ad un servizi nella Chiesa: non tuttii preti e i vescovi brillano per fede o per esperienza di Dio! La credibilità è data da una persona -qualunque essa sia- che accoglie la testimonianza di un passato, la verifica nel presente e fa -di quell’annuncio- l’ipotesi della sua vita, ipotesi continuamente verificata nel quotidiano. Tanto che alla fine ne diviene criterio di vita, lettura della vita, interpretazione della vita. E diviene contagiosa, perchè si atttacca a chi questa persona incontra, i quali, a loro volta, ne fanno l’ipotesi verifiocabile del loro vivere. I preti e i vescovi non sonos empre stinchi di santi. e nepopoure sono spesso lungimiranti. E forse oggi troppo attenti a difendere un potere che ad essere umanamente autorevoli (= la fede ipotesi reale della vita e criterio delle scelte). E anche illusi che l’odine ricevuto dia intelligenza là dove non è coltivata dallo studio e dalla seria riflessione e condita da una vita di preghiera e di umiltà. Ma la fede (e di conseguenza la partecipazione alla Mesa domenicale) non dipende da quello che i preti e io vescovi fanno o non fanno, ma da un singolo che davanti ad una Persona dice “sì, ci stò. Alla tua ipotesi affido il senso della ma vita”.
Quanto a “termini figli del marxismo”, direi che il tuo “fratelli che sbagliano” non è niente male
M.
Le Chiese vuote hanno a mio parere moltissimi responsabili….. non ultimo la tendenza di troppi preti a non voler realmente ascoltare cioè abbracciare con vera carità il bisogno di comunicare del prossimo e se pur attivissimi nel concentrarsi sui grandi temi socio politici hanno dimenticato l’individuo singolo unico ed inimitabile bisognoso di carità e di affetto. Inoltre dai lontani tempi (ma non troppo) della rivoluzione sessuale e delle sue dirette conseguenze: aborto, divorzio, fecondazione artificiale, sperimentazione con le cellule staminali embrionali, eutanasia, pacs, dico ecc.ecc. si è passati alla società dove non è vero ciò che è giusto ma è vero ciò che è comodo. Siamo fondamentalmente una società decadente che non fa più figli perchè è fatica, che uccide le Eluana perchè la sua vita ci costava fatica e non andiamo più in Chiesa perchè preti inadeguati o no l’incontro con quel Cristo appeso alla Croce ci costringe ad essere consapevoli della nostra mediocrità e di fronte a Lui tutti gli alibi della nostra inerzia svaniscono e siamo costretti a scegliere…………………
a me le chiese sembrano piene…
pippo, le chiese sono vuote, basta leggere le statistiche o andare a una messa non animata dai movimenti… per non parlare delle messe ferial. è colpa nostra, è colpa dei cristiani. ma soprattutto è colpa della “classe dirigente” dei cristiani, cioè i vescovi