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	<title>Paolo Gambi's</title>
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		<title>100 anni di Confindustria, 50 anni di Gruppo Giovani</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Aug 2010 16:39:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
		
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		<title>100 anni di Confindustria, 50 anni di Gruppo Giovani</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Aug 2010 16:21:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Pubblicato il volume &#8220;100 anni di Confindustria, 50 anni di Gruppo Giovani&#8221; curato da Paolo Gambi.




Confindustria Ravenna, i 50 anni del Gruppo Giovani
Per l&#8217;anniversario una pubblicazione che ne ripercorre la storia
12 Luglio 2010
Il Gruppo Giovani di Confindustria Ravenna ha celebrato il 50esimo anniversario. Un traguardo importante, sancito anche da una pubblicazione che ripercorre la storia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-450" title="dsc05091" src="http://www.paologambi.com/wp-content/uploads/2010/08/dsc05091-300x200.jpg" alt="dsc05091" width="300" height="200" />Pubblicato il volume &#8220;100 anni di Confindustria, 50 anni di Gruppo Giovani&#8221; curato da Paolo Gambi.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong>Confindustria Ravenna, i 50 anni del Gruppo Giovani<br />
Per l&#8217;anniversario una pubblicazione che ne ripercorre la storia</strong><br />
12 Luglio 2010</p>
<p>Il Gruppo Giovani di Confindustria Ravenna ha celebrato il 50esimo anniversario. Un traguardo importante, sancito anche da una pubblicazione che ripercorre la storia del sodalizio.</p>
<p>Venerdì scorso, nella sala Benelli di via Barbiani, si è svolta l’assemblea ordinaria annuale del Gruppo Giovani di Confindustria Ravenna, sotto la presidenza di Giovanni Poggiali, alla quale erano presenti anche Giovanni Tampieri, Presidente e Marco Chimenti, Direttore Generale di Confindustria Ravenna.</p>
<p>Al termine della parte privata, dedicata alla relazione del presidente Poggiali sull’attività svolta e all’approvazione del bilancio, è stato l’ anniversario della costituzione Gruppo, avvenuta il 28 maggio 1960.</p>
<p>Per l’occasione il movimento ravennate si è fatto promotore di una pubblicazione, curata da Paolo Gambi, intitolata ‘100 anni di Confindustria, 50 anni di Gruppo Giovani’. Attraverso le interviste ai presidenti che si sono succeduti fino ad oggi, Vittorio Giuliani Ricci, Sergio Sangiorgi, Leonardo Spadoni, Luigi Emiliani, Massimo Bucci, Alessandro Curti, Silvia Zaffagnini, Paolo Zama, Massimo Melandri, Aldo Ferruzzi, Massimo Geminiani, Giovanni Poggiali, vengono rivissute le esperienze personali e raccolte varie testimonianze sui cicli economici di questo mezzo secolo trascorso.<img class="aligncenter size-medium wp-image-456" title="giuliani-ricci" src="http://www.paologambi.com/wp-content/uploads/2010/08/giuliani-ricci-300x200.jpg" alt="giuliani-ricci" width="300" height="200" /></p>
<p>Insomma, un “libro di famiglia”, è stato detto durante la presentazione, con una valenza ampia, perché di fatto ripercorre la storia del territorio. Una storia caratterizzata anche dalla solerzia e dal coraggio degli imprenditori, ha ricordato il giornalista Paolo Gambi. Dalle pagine del libro riemergono gli anni del boom, ma anche quelli del “riflusso”: in una società in cambiamento gli imprenditori si interrogavano sulla loro identità. E in quegli anni nel Gruppo Giovani le presidenze ebbero caratteristiche di “approfondimento culturale”.</p>
<p>“In occasione del centenario di Confindustria, i nostri giovani festeggiano una ricorrenza altrettanto importante – afferma il presidente di Confindustria Ravenna Giovanni Tampieri - i cinquant’anni di attività di un movimento dinamico ed energico, che ha saputo arricchire la nostra Associazione con progetti innovativi e un punto di vista diverso e originale. Sono loro il nostro più forte aggancio alla ripresa economica, il migliore degli investimenti possibili, la ventata di aria fresca necessaria per innovarsi e migliorare”.</p>
<p>“Oggi viviamo una velocità diversa rispetto al passato – è il commento di Giovanni Poggiali - in cui tutto muta in poche settimane o in pochi giorni, in un contesto di crisi che ha sconvolto il modo di fare impresa e di vivere la giovinezza anche a Ravenna e in Romagna. Essere giovani oggi è una sfida più dura, fatta di diffidenze e a volte di ostilità, lanciata da generazioni esperte per le quali non è immediata la comprensione di quelle successive”.</p>
<p>Terminata la presentazione del libro sono intervenuti i diretti protagonisti, a partire da Vittorio Giuliani Ricci, il primo alla guida del movimento dal 1965 al 1968: “Quando il presidente di Confindustria di allora, Paolo Passanti, mi disse di costituire il Gruppo Giovani, mi trovai a dover conciliare l’attività lavorativa con l’incarico associativo in una realtà che era tutta da costruire. Erano anni pieni di entusiasmo, di fervore di idee. Fu un’esperienza molto importante per me”. La pubblicazione a cura di Paolo Gambi è stata accolta con grande soddisfazione da tutti i partecipanti all’assemblea e dai numerosi past president che hanno preso la parola: oltre a Giuliani Ricci, anche Luigi Emiliani, Paolo Zama, Massimo Geminiani, Silvia Zaffagnini e Alessandro Curti.</p>
<p>(tratto da <a href="http://www.ravenna24ore.it/news/ravenna/007917-confindustria-ravenna-50-anni-del-gruppo-giovani" target="_blank">http://www.ravenna24ore.it/news/ravenna/007917-confindustria-ravenna-50-anni-del-gruppo-giovani</a>)</p>
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		<title>In libreria il nuovo libro scritto insieme ad Alessandro Meluzzi: &#8220;Ho visto e ho creduto&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Aug 2010 15:47:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una lunga chiacchierata tra me e Alessandro Meluzzi sull&#8217;identità  cristiana e cattolica, consapevole o latente, degli italiani. Una riflessione approfondita sull&#8217;umanità del cristianesimo e sulla divinità dell&#8217;umano che portiamo dentro di noi. Un viaggio in un ragionevole mistero. Un tentativo di condurre i nostri lettori nei sentieri scoscesi delle nostre menti, là dove il cervello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.bol.it/libri/Ho-visto-ho-creduto./Paolo-Gambi-Alessandro-Meluzzi/ea978885661310/" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-424" title="hovsistoehocreduto" src="http://www.paologambi.com/wp-content/uploads/2010/08/hovsistoehocreduto-300x300.jpg" alt="hovsistoehocreduto" width="300" height="300" /></a><a href="http://www.bol.it/libri/Ho-visto-ho-creduto./Paolo-Gambi-Alessandro-Meluzzi/ea978885661310/" target="_blank">Una lunga chiacchierata tra me e Alessandro Meluzzi sull&#8217;identità  cristiana e cattolica, consapevole o latente, degli italiani. Una riflessione approfondita sull&#8217;umanità del cristianesimo e sulla divinità dell&#8217;umano che portiamo dentro di noi. Un viaggio in un ragionevole mistero. Un tentativo di condurre i nostri lettori nei sentieri scoscesi delle nostre menti, là dove il cervello si incontra con il cuore. &#8220;Ho visto e ho creduto, i neocattolici, lo scisma silenzioso e il soffio dello Spirito,&#8221; ed. Piemme.</a></p>
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		<pubDate>Fri, 13 Aug 2010 23:31:17 +0000</pubDate>
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Dicono di lui:
&#8220;Tipica personalità provinciale in nobile stile
 felliniano&#8221; (Cesare Lanza)

“Paolo Gambi ha avuto insomma la brillante 
idea di mettere la minigonna alla teologia” (Il
 Corriere della Sera)


Spinto dalla mia verbosità egocentrica dichiaro: questo sono io. Fiammella di vita gettata a rischiarare il nulla che pulsa dentro di me. E che, al di là della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--[if gte mso 9]><xml> <w:WordDocument> <w:View>Normal</w:View> <w:Zoom>0</w:Zoom> <w:HyphenationZone>14</w:HyphenationZone> <w:PunctuationKerning /> <w:ValidateAgainstSchemas /> <w:SaveIfXMLInvalid>false</w:SaveIfXMLInvalid> <w:IgnoreMixedContent>false</w:IgnoreMixedContent> <w:AlwaysShowPlaceholderText>false</w:AlwaysShowPlaceholderText> <w:Compatibility> <w:BreakWrappedTables /> <w:SnapToGridInCell /> <w:ApplyBreakingRules /> <w:WrapTextWithPunct /> <w:UseAsianBreakRules /> <w:DontGrowAutofit /> <w:UseFELayout /> </w:Compatibility> <w:BrowserLevel>MicrosoftInternetExplorer4</w:BrowserLevel> </w:WordDocument> </xml><![endif]--><!--[if gte mso 9]><xml> <w:LatentStyles DefLockedState="false" LatentStyleCount="156"> </w:LatentStyles> </xml><![endif]--></p>
<p><!--[if gte mso 10]><br />
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<p><!--[endif]--><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: 20pt;">Dicono di lui:</span></span></p>
<p><strong><span style="font-size: 20pt;">&#8220;Tipica personalità provinciale in nobile stile</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size: 20pt;"> felliniano&#8221; (Cesare Lanza)<br />
</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size: 20pt;">“Paolo Gambi ha avuto insomma la brillante </span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size: 20pt;">idea di mettere la minigonna alla teologia” (Il</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size: 20pt;"> Corriere della Sera)</span></strong></p>
<p><strong><span style="font-size: 20pt;"><br />
</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-138" title="poll" src="http://www.paologambi.com/wp-content/uploads/2009/02/poll.jpg" alt="poll" width="185" height="276" />Spinto dalla mia verbosità egocentrica dichiaro: questo sono io. Fiammella di vita gettata a rischiarare il nulla che pulsa dentro di me. E che, al di là della banalità poetica, deve come tutti districarsi nella concretezza della quotidianità. Per esempio esprimendosi. Vivendo nella parola  nell’azione. Di seguito allora elenco le attività con cui questo spasmo espressivo trova una concretezza. Chiunque voglia può contattarmi all’indirizzo <a href="mailto:paolo@gambi.net">paolo@gambi.net</a></p>
<p>ISTRUZIONE<br />
2010 practitioner di PNL e Neurosemantica<br />
2009 – worskshop di neuro-semantica con Michael L. Hall.<br />
2009 – studente presso la facoltà di psicologia a Cesena.<br />
2008-2009 studente dell’Accademia 254 di Cesare Lanza per autori televisivi, Roma.<br />
2006-2007 – ANICEC Corso di Alta Formazione della CEI per gli operatori della comunicazione<br />
2006 – Esame da giornalista professionista.<br />
2003-2007 – Dottorato di ricerca in discipline canonistiche ed ecclesiasticistiche presso l&#8217;università di Macerata<br />
2004 – Fellowship presso l&#8217;Acton Institute del Michigan<br />
1999-2003: Università di Bologna, laurea in giurisprudenza. Voto: 110110 e lode.<br />
1999-2000 Studente straordinario allo Studio Teologico Accademico Bolognese, Pontificia Università Angelicum.<br />
1993-1998: Liceo Classico Dante Alighieri, Ravenna. Voto di maturità: 60/60.</p>
<p>ESPERIENZE LAVORATIVE<br />
2010 – collaboratore del settimanale Stop<br />
2010 – collaborazione con il portale www.thefrontpage.it<br />
2008 ad oggi – collaboratore del trimestrale internazionale di moda BMM<br />
2008 ad oggi – collaborazione con il settimanale Vero, Milano<br />
2008 ad oggi – direttore artistico della rassegna letteraria “BBK loops un mare di libri”, Marina di Ravenna.<br />
2008 – curatore della newsletter “Liberalia International”.<br />
2007-2009 – redattore del mensile “Europaitalia”, San Marino.<br />
2007 – autore e direttore de “Il Cavatappi” in onda su 7gold.<br />
2006 ad oggi – redattore del quotidiano La Voce di Romagna, Ravenna.<br />
2005 ad oggi – Contributing Editor, the Catholic Herald, Londra<br />
2005 ad oggi – Ideazione, realizzazione e conduzione di programmi televisivi su Tele1 (visionabile su www.tele1.tv)<br />
2005 – Collaborazione con la rete televisiva “Teleromagna”<br />
2005 – Coordinatore del comitato scientifico della rivista “Le Ragioni dell’Occidente”, Rimini<br />
2004 - Work experience presso il Financial Times, Londra.<br />
2004-2006 – Praticante presso il quotidiano “La Voce di Romagna”, Ravenna.<br />
2004 ad oggi – Editorialista del quotidiano &#8220;La Voce di Romagna”.<br />
2003 – TFAVS Conference a Putten (Paesi Bassi).<br />
2003-2004 – Collaboratore della cattedra di diritto canonico, università di Bologna.<br />
2002 ad oggi – direttore editoriale del settimanale &#8220;La Romagna&#8221; (www.laromagna.org )<br />
2001-2003 - addetto stampa della rassegna letteraria nazionale &#8220;La Duna dei Libri&#8221;.<br />
2000 – collaboratore de &#8220;Il Resto del Carlino&#8221;, Ravenna.<br />
1998-1999 – membro dell&#8217;ufficio stampa del centro congressi Castello di Urio, Carate, Como.<br />
1998 – membro del comitato di redazione del quindicinale &#8220;La Piazza&#8221;, Ravenna.</p>
<p>PUBBLICAZIONI</p>
<p>2010 – autore del libro “100 anni di Confindustria, 50 anni di Gruppo Giovani”, a cura del GGI di Ravenna<br />
2010 – coautore (insieme ad Alessandro Meluzzi) del libro “Ho visto e ho creduto”, Piemme, Gruppo Mondadori.<br />
2009 – curatore del libro di Alessandro Meluzzi “L’infinito mi ha cercato”, Piemme, Gruppo Mondadori.<br />
2009 – curatore del libro del Card. Tonini “La ragione della speranza”, Piemme, Gruppo Mondadori.<br />
2008 – autore del libro “Massoneria: una nuova primavera”, ed. Gangemi, Roma.<br />
2008 -  autore del libro “San Pier Damiani, un romagnolo contento ne’ pensier contemplativi” ed. La Voce, Rimini.<br />
2008 – autore del libro “Democristiani a San Marino – Una storia di libertà”, ed. La Voce, San Marino.<br />
2008 – Curatore del libro del card. Ersilio Tonini “Profezie per l’ottimismo”, ed Piemme, Gruppo Mondadori.<br />
2007 – autore del libro “i vip parlano di Dio”, raccolta di interviste su Dio ai protagonisti della<br />
scena culturale e mediatica italiana, ed. Piemme, Gruppo Mondadori.<br />
2006 – autore del libro “Oremus. Le preghiere del Popolo Cristiano”, ed. L’Occidente.<br />
2005 – traduzione in italiano del libro di Michael Novak “The Universal Hunger for Liberty”, ed Liberal<br />
2004 – Cavalleria e Nobiltà nell’Ordinamento Canonico vigente, cenni minimi, pubblicato in Apollinaris, 3-4, 2004<br />
2004 - &#8220;La Soberana Militar Orden de Malta en el orden jurìdico eclesial y internacional&#8221; pubblicato in Ius Canonicum, Pamplona.<br />
2001 – coautore del libro &#8220;Dentro la luce oltre la luce&#8221;, ed Mistral.</p>
<p>ESPERIENZE EXTRALAVORATIVE<br />
2008 – membro del consiglio provinciale di Ravenna dell’UCID (Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti)<br />
2007 – Senior Fellow, Centro Studi e Documentazione Tocqueville-Acton<br />
2003 - Rotary Youth Leadership Award, Isola d&#8217;Elba.<br />
2003 - Membro della II Convenzione Europea dei Giovani, Roma.<br />
2003 - Membro dell&#8217; &#8220;Accademia degli Incamminati&#8221;, Modigliana.<br />
2001 - Cavaliere del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio (Spagna)<br />
1999 - Vicepresidente del Gruppo Giovanile di Romagna del Sovrano Militare Ordine di Malta<br />
1999 - Presidente del Gruppo Giovanile di Ravenna della Società Dante Alighieri.</p>
<p>PRESENZE TELEVISIVE NAZIONALI<br />
2008 L’appuntamento, RAI1<br />
2008 L’Italia sul 2, RAI2<br />
2008 TV7, RAI1<br />
2007 Due minuti un libro di Alain Elkann, La7<br />
2007 A Sua Immagine, RAI1<br />
2004 Aria Pulita di Roberto Poletti, 7gold</p>
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		<item>
		<title>A Medjugorje: una chiamata arrivata da lontano.</title>
		<link>http://www.paologambi.com/a-medjugorje-una-chiamata-arrivata-da-lontano/</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 18:09:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>

		<category><![CDATA[Squarci sull'infinito]]></category>

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		<category><![CDATA[madonna di medjugorje]]></category>

		<category><![CDATA[medjugorje]]></category>

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		<description><![CDATA[
Sono stato a Medjugorje. Ero stato in tanti santuari mariani, da Lourdes a Loreto, ed anche in Terra Santa. Eppure questa è tutta un’altra cosa. Il posto non è particolarmente chic, anzi, e raggiungere la Bosnia-Erzegovina, penetrando le sue frontiere, non è neanche la passeggiata domenicale che consiglierei a chi è in cerca di quiete. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-419" title="bmadonna_medjugorje002007" src="http://www.paologambi.com/wp-content/uploads/2010/03/bmadonna_medjugorje002007-300x224.jpg" alt="bmadonna_medjugorje002007" width="300" height="224" /></p>
<p style="text-align: justify;">Sono stato a Medjugorje. Ero stato in tanti santuari mariani, da Lourdes a Loreto, ed anche in Terra Santa. Eppure questa è tutta un’altra cosa. Il posto non è particolarmente chic, anzi, e raggiungere la Bosnia-Erzegovina, penetrando le sue frontiere, non è neanche la passeggiata domenicale che consiglierei a chi è in cerca di quiete. Però lì la Madonna è ancora presente. E fidatevi che tutto il resto vale la pena. È impossibile ingabbiare nelle parole quell’impalpabile e totalizzante condizione che ti mette dentro questa esperienza. Ed è pure difficile ritrovare, ritornati nel mondo, la quiete necessaria per mantenere viva quella fiamma che ti inizia ad ardere in quel luogo santo. Quello che posso dire io è che a Medjugorje la Madonna è presente, ed è presente realmente. Non chiedetemi perché lo so, lo so e basta. Non l’ho vista con gli occhi con cui vedo il mondo, e non l’ho sentita con l’udito con cui ascolto i rumori. Eppure, dal basso della mia attitudine razionalista, devo confessare che c’è, e che quindi chi, come me, pensava che tutto fosse spiegabile con la testa ha torto marcio. Quello che ti senti di fare, a Medjugorje, è pregare. Preghi tutto il giorno, e non puoi fare a meno di farlo, con una gioia che ti conquista fin nel più intimo e sconosciuto profondo del tuo essere. È la Madonna che ti abbraccia come una madre e che ti tiene fra le sue braccia. È come se qualcuno tirasse via da te un velo che ti sei sempre portato addosso, e ti svelasse un universo dentro a te che neppure immaginavi esistesse. La prima cosa che ti colpisce sono le testimonianze. Le comunità che vivono lì offrono testimonianze di tossicodipendenti redenti, quelli di Suor Elvira, di bambini salvati in un orfanotrofio, quello di Suor Cornelia. E ovunque vai incontri persone che pregano, il che è la più grande delle testimonianze. E poi c’è l’atmosfera. Abbiamo occhi che neppure conosciamo, che ci mostrano una realtà di cui non immaginiamo neanche l’esistenza. Appena entrato in chiesa ho iniziato a piangere. Ma a lacrimoni, da vergognarsi. Poi inizia la Messa. E al segno della pace piango ancora, senza una ragione emotiva evidente. Tornato in albergo ho pianto ancora, con un dono enorme che mi è stato fatto. E chissà, magari quelle lacrime mi hanno ripulito gli occhi, e sono tornato a vedere la realtà, quella vera, quella che sta al di là dei sensi e al di sopra della razionalità. Quella che ho visto con schiacciante chiarezza di notte, nella salita del monte delle apparizioni che ti porta là dove tutto è iniziato. Lo capisco, è incomprensibile e per certi versi patetico. Così almeno dicevo io di quelli che portavano testimonianza di pellegrinaggi a Medjugorje. L’unico modo per capire è andarci, e quindi tutte queste parole hanno il valore che hanno. C’è un prima, e c’è un dopo Medjugorje. Il mio prima ero lo scetticismo. Tutto sommato da cattolico non avevo una grande simpatia nel pensare che la Madonna stesse parlando in un posto lontano a dei veggenti da più di vent’anni, e a me non dicesse nulla. Il dopo invece è qualcosa di grande. Il mondo non è più come prima. In modo un po’ superstizioso mi ero portato appresso alcune intenzioni, e alcune domande per delle scelte molto importanti che avrei dovuto fare. E la risposta più grande è stato il giusto posto e il giusto peso che poi ti trovi a dare alle cose. Quando hai vissuto un’esperienza del genere tutto – danaro, piacere, carriera, compiacenza – perde di interesse, diventa meno importante, sta appunto al giusto posto. Chi ha visto le montagne non si impressiona più per una misera collinetta. Rileggendo quello che ho scritto mi rendo conto che tutto ciò sa di irrazionale, folle, forse mistico. Ma è precisamente questa la dimensione che ti si spalanca davanti ed in cui non puoi fare a meno di buttarti. Quindi l’unica cosa che le mie misere parole possono dire è: andiamo a Medjugorje. E presto…</p>
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		<title>Ma sono io il Paolo Gambi nuovo segretario regionale dei repubblicani?</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 14:11:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.paologambi.com/wp-content/uploads/2010/02/specchio-300x226.jpg" alt="specchio" title="specchio" width="300" height="226" class="alignleft size-medium wp-image-412" />
<p style="text-align: justify;">E se un dubbio atroce si fosse impadronito della vostra identità, se non sapeste più chi realmente siete, se tutto quello che avete fatto, pensato e creduto sino ad ora fosse messo in discussione nella sua veridicità, che sentimento provereste? Probabilmente lo stesso che ho provato io in questi giorni. Avevo sempre creduto di essere una persona libera dagli schemi politici e lontana dagli apparati dei partiti, con una griglia ideale di matrice cattolico-liberal-democratica e con un’identità intima molto precisa. Avevo sempre pensato di essere io. C’è un altro Paolo Gambi, che non sono io quantomeno per i due decenni di vita che ci separano, che è avvocato ravennate e dirigente del partito repubblicano. Questa omonimia nel tempo ha creato situazioni forse divertenti, come quando pubblicai l’elogio della monarchia, suscitando dibattiti all’interno dei circoli repubblicani che credevano l’avesse scritta l’altro, o come quando qualche assessore telefonava a me convinto di parlare con lui. Ma penso che entrambi non abbiamo mai avuto il dubbio di essere la stessa persona.<br />
Poi, pochi giorni fa, arriva la chiamata di un amico, una persona che mi conosce bene: “Congratulazioni! “. E io chiedo: “Per cosa? “. Risposta: “Non sei tu Paolo Gambi diventato segretario regionale dei repubblicani? “. Il solo fatto che una persona che mi conosce bene abbia avuto il sospetto che potessi essere io mi ha iniettato nelle vene un sentimento strano, agrodolce. Poco dopo apro facebook. Nella posta in arrivo trovo parecchi messaggi di gente che conosco, grandi congratulazioni e qualche improbabile proposta politica di collaborazione. Tutto perché sono diventato il nuovo segretario regionale dei repubblicani. Ma non è vero. O almeno credo. Sempre su facebook mi aspetta una fila lunghissima di richieste di amicizia da persone mai conosciute, che si svelano essere poi aderenti vari al PRI sparsi per l’Italia. Tutti convinti che io sia il nuovo segretario dei repubblicani. Ma questo fenomeno intrapsichico di ristrutturazione della mia identità più profonda ha anche un risvolto inconscio nel suo articolarsi collettivo, che affiora solo a momenti svelandosi nella propria esistenza: vengo a sapere che una persona che conosco ha suggerito a una persona che non conosco di venirmi a chiedere una raccomandazione, perché come nuovo capo regionale dei repubblicani avrò molto potere. Non oso immaginare che cosa avranno pensato nel mondo cattolico al sopraggiungere di questa notizia. “Ha cambiato casacca! “, “è diventato massone”, “un apostata! “, “adesso mi spiego tutto! “. Immagino qualche prelato desideroso di rampognarmi sonoramente. Per qualcosa che in realtà non ho fatto. O così almeno credo. Perché il senso di questo articolo voleva essere essenzialmente un chiarimento pubblico: l’avvocato Paolo Gambi divenuto segretario regionale dei repubblicani è una persona, il sottoscritto Paolo Gambi è un’altra persona, ontologicamente e fenomenologicamente diversa e distinta dalla prima. Eppure giunto a questo punto, avendo ripensato a tutta la faccenda, sono sopraffatto dal dubbio. E se in realtà non fosse così? Se la verità fosse che, come in uno psicothriller, in realtà le due persone sono la stessa, un unico soggetto con un’attitudine schizofrenica, una doppia personalità? Se la realtà fosse che l’identità personale tutto sommato non è così stabile ed indiscutibile, ma fluida e dinamica, inquadrata in una dialettica collettiva e quindi molto più relativa di quanto possiamo immaginare e quindi io sia anche il segretario regionale dei repubblicani? Metto a confronto la mia foto con quella del segretario repubblicano, e mi sembra che non siamo la stessa persona. Allora posso dirlo pubblicamente, una volta per tutte: il nuovo segretario regionale dei repubblicani è un omonimo, non sono io. Forse…</p>
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		<title>Intervista a Lenka Nemcova, ex fidanzata del gieffino George</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 14:13:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.romagnanoi.it/LifeStyle/Ravenna/articoli/120397/Io-ex-fiamma-del-gieffino-George.asp"><img class="alignleft size-medium wp-image-406" title="lenka" src="http://www.paologambi.com/wp-content/uploads/2010/01/lenka-199x300.jpg" alt="lenka" width="199" height="300" /></a></p>
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		<title>Cesena Felix. Ma mettete i cartelli stradali!</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 14:03:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-401" title="cesena_fontana" src="http://www.paologambi.com/wp-content/uploads/2010/01/cesena_fontana-197x300.jpg" alt="cesena_fontana" width="197" height="300" />Cesena felix… Cesena è senza dubbio la città della Romagna che è riuscita ad incarnare lo spirito romagnolo e a declinarlo nel presente nel modo più pieno e compiuto. È cresciuta, ha portato la propria radice agricola nella contemporaneità costruendo aziende di caratura internazionale. Ha un’università ben radicata ed organizzata, ha una vivacità singolare. Forse proprio per questo sarebbe ora che si dotasse di cartelli stradali adeguati. Visto che pare che i cesenati non conoscano le vie della propria città.<br />
Giovedì. Devo andare a Cesena per sostenere un’abilitazione di lingua inglese. La quale non si tiene alla facoltà di psicologia, dove so ben arrivare, ma in un istituto separato, in via Martiri della Libertà, dove non sono mai stato. Devo essere lì per le ore 14. Con mio disappunto al momento di partire scopro che mio fratello ha preso il tomtom che di solito mi aiuta a districarmi per le vie dei nostri centri, e quindi devo arrangiarmi. Poco male: controllo velocemente sulla cartina dove si trova la via – una traversa di via Cesare Battisti – e mi precipito a Cesena. Un punto di riferimento importante, a qualche centinaio di metri, è la biblioteca malatestiana. Nel tragitto telefono per sicurezza ad una mia compagna di corso cesenate, e le chiedo qualche indicazione. Lei gentilissima e premurosa mi cita negozi e bar, che però non mi avvicinano molto alla meta, considerando che da non cesenate non ne conosco neanche uno. Arrivato a Cesena seguo le indicazioni per la biblioteca malatestiana, che però a un certo punto scompaiono misteriosamente e mi costringono a iniziare a chiedere informazioni. Probabilmente chi ha messo i cartelli dava per scontato che chiunque arrivasse vicino al centro di Cesena percepisse l’energia della Biblioteca Malatestiana e la potesse raggiungere seguendo le sue vibrazioni. Arrivo comunque in via Cesare Battisti con circa 20 minuti di anticipo. La via è a senso unico. Mi fermo, e chiedo allora informazioni su dove sia via Martiri della Libertà alla prima signora che passa. È straniera, non mi sa aiutare, e si sente quasi offesa. Poco male, chiedo immediatamente dopo ad un’altra donna. La quale mi dice di andare dritto per via fratelli Rosselli, che la via è lì vicino. Seguo il consiglio, e la città inizia a digerirmi in un intrico di vie, nessuna delle quali si chiama via Martiri della Libertà. Riesco dopo un po’ a ritornare al punto di partenza, l’incrocio tra via Cesare Battisti e via Curiel. Passa una signora ingioiellata, a cui chiedo ancora informazioni. Mi dice di girare per via Fratelli Bandiera, e una traversa dovrebbe essere via Martiri della Libertà. Faccio il tragitto, e ancora una volta mi trovo a fronteggiare le memorie della storia italiana impresse sui nomi delle vie, che non contemplano però quella che cerco, e che con un perverso gioco di sensi unici mi mandano sempre più lontano dal punto di partenza. Inizio ad innervosirmi, e il tempo inizia a essere sempre più pressante. Chiedo a un signore anziano, il quale mi dice solo “questa è via Cairoli, quella via Nino Bixio”. Lascio perdere, e rifaccio lo stesso percorso, trovando insperabilmente la strada per tornare al punto di partenza in via Curiel, chiedendo ancora ad un uomo. Il quale mi dice di andare sempre dritto nella direzione che avevo percorso prima, e a un certo punto la via l’avrei vista. Seguo la sua indicazione, anche se un po’perplesso, passo un semaforo, un ponte e una rotonda, e quando mi rendo conto di essere praticamente – credo – a Torre del Moro, torno indietro, e tutto affannato riesco a ritrovare l’incrocio tra via Curiel e via Cesare Battisti da cui ero partito, unica mia ancora di salvezza. Sono in apprensione, so di essere a qualche centinaio di metri dal posto, ma sono già le 14, e sono in ritardo. Chiedo ancora a diverse persone, che mi danno indicazioni una in perfetta contraddizione con l’altra, che messe insieme mi avrebbero fatto fare un bel tour della città, senza ovviamente trovare l’agognata via. Una signora gentilissima con le borse della spesa chiama qualcuno in un bar, che esce, e altrettanto gentilmente mi spiega come raggiungere via Martiri della Libertà, in un percorso talmente tortuoso che consiste più o meno nel fare il periplo della città con gli occhi bendati pregando il dio Ganesh. Il tempo è passato, l’esame sarà già iniziato, e io non trovo la via. Arrabbiatissimo faccio un ultimo nevrotico tentativo, percorrendo tutte le direzioni percorribili di via Cesare Battisti. Di cartelli con il fatidico nome “via Martiri della Libertà” neppure l’ombra. Con la rabbia che mi conquista giro allora i tacchi, e me ne torno a Ravenna senza aver dato l’esame. La domanda allora è: via Martiri della Libertà esiste o è solo il prodotto dell’immaginazione di qualcuno, considerando che dieci cesenati su dieci non sanno dove sia?</p>
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		<title>Ci hanno rubato Gesù bambino!</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 18:19:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-394" title="gesu-bambino-antico" src="http://www.paologambi.com/wp-content/uploads/2010/01/gesu-bambino-antico-163x300.jpg" alt="gesu-bambino-antico" width="163" height="300" />Ci hanno rubato Gesù Bambino. È fra le righe della cronaca quel sapore di sorpresa che aleggia sul racconto di come, in varie chiese della Romagna tra Imola e Forlì, siano state rubate delle rappresentazioni di Gesù Bambino, esposte per il culto dei fedeli. Sarà forse che qualcuno voleva guadagnare qualche soldo con la più immediata ed antica delle scorciatoie, il furto. Saranno forse specializzati e sofisticati mercanti d&#8217;arte che hanno preso di mira la Romagna. Sarà forse che qualcun altro voleva punire deliberatamente la Chiesa cattolica, magari calato nel clima di quelle polemiche legate alla Madonna del Piratello che hanno animato Imola nei giorni scorsi.<br />
Qualunque sia la verità – che certo le forze dell&#8217;ordine faranno presto emergere – un fatto resta certo ed indiscutibile: Gesù Bambino è stato rubato. Ma non solo e non tanto dalla materialità della presenza fisica in questa o quella chiesa emersa alla notorietà della cronaca. Dietro a questa rappresentazione materiale ce n&#8217;è una più intimamente metafisica, che ci racconta le dinamiche dell&#8217;Occidente dei giorni nostri e del suo recente passato. Ci hanno rubato Gesù Bambino quando lo hanno sostituito con un commercialissimo Babbo Natale, ce lo hanno rubato quando hanno trasformato l&#8217;Epifania, la celebrazione della manifestazione pubblica della divinità di Gesù, nella festa della Befana, una strega divenuta figura positiva solo perchè porta regali ai bimbi buoni. Ma, ancora più in profondità, ci hanno rubato Gesù Cristo tutte quelle ideologie, che abbiamo un po&#8217; tutti sedimentate quantomeno nel retro del nostro cervello, che ci raccontano un uomo de-divinizzato, espropriato della propria natura divina, divenuto una semplice scimmia evoluta, allontanato da Cristo, allontanato dall&#8217;Alleanza che Dio ha fatto con noi siglandola con la carne e il sangue del Suo stesso figlio. Ci hanno rubato l&#8217;orizzonte mistico, la dimensione dello Spirito. È l&#8217;Occidente senza Dio, l&#8217;Occidente invecchiato e logorato nei suoi stessi sterili arrovellamenti filosofici, sociologici, antropologici, politici, che ci ha espropriato della parte più bella della nostra umanità. Della consapevolezza cioè che i nostri antenati veneravano un Dio che si è fatto uomo perchè l&#8217;uomo potesse farsi Dio. E della consapevolezza che anche noi possiamo vivere dello stesso Spirito vivendo dell&#8217;Amore di Dio. Certo, in questo percorso di impoverimento le sue colpe ce le ha anche il clero, e più ancora i vescovi. Non è certo il caso della citata Imola, il cui Vescovo ha sempre dimostrato davanti agli occhi di tutti di essere un pastore valente, ma quante volte nei secoli e nel nostro tempo il clero ed i vescovi hanno preferito crogiolarsi nelle proprie sovrastrutture imbevuti di una autoreferenzialità muta e cieca, piuttosto che rimettersi in gioco declinandosi al presente e portando la Buona Novella secondo i modi e le lingue del tempo? L&#8217;incontro con Gesù Cristo è un fatto personale, forse il fatto più personale che una persona possa sperimentare nella propria vita. Un fatto che una volta avvenuto quella vita finisce per cambiare definitivamente. Eppure nel momento in cui avviene non può fare a meno di manifestarsi in una dimensione di io-tu, in una prospettiva comunitaria che diviene per forza di cose pubblica. Così come pubblica e simbolica è stata la cronaca da cui siamo partiti. La Chiesa, il mondo, ciascuno di noi sopravvivrà al furto di una statua. Ma non sopravviverà alla sottrazione dai nostri cuori del nostro incontro con la misteriosa divinità che c&#8217;è in noi.</p>
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		<title>La leggenda del navetto fantasma</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 11:46:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
		
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Sollecitato da parecchie persone, voglio raccontare una misteriosa storia di Capodanno che si è articolata, nel suo gelido svolgersi, fra le rive sabbiose di Marina di Ravenna e le fredde e plumbee atmosfere della capitale ravegnana: la leggenda del navetto fantasma. Un gruppo di amici vecchi e nuovi – una decina in tutto – si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.paologambi.com/wp-content/uploads/2010/01/navettofantasma-300x207.jpg" alt="navettofantasma" title="navettofantasma" width="300" height="207" class="alignleft size-medium wp-image-390" />
<p style="text-align: justify;">Sollecitato da parecchie persone, voglio raccontare una misteriosa storia di Capodanno che si è articolata, nel suo gelido svolgersi, fra le rive sabbiose di Marina di Ravenna e le fredde e plumbee atmosfere della capitale ravegnana: la leggenda del navetto fantasma. Un gruppo di amici vecchi e nuovi – una decina in tutto – si incontra per celebrare l&#8217;arrivo del nuovo anno. Cibo che trabocca dal tavolo, chiacchiere, flirt, musica da baccanale, giochi di società, vino, champagne, limoncello ed altri ufficiali etilici decorati da alte gradazioni alcoliche. Abbracciati da tutto ciò, e raggiunte le vette degli stati etilici superiori, gli amici decidono, ad anno nuovo già iniziato, di approfittare dei biglietti che avevano comprato per portarsi ad una mitologica festa di Capodanno a Marina di Ravenna, al “Marinabay”, dove pare anche gli dei dell&#8217;Olimpo avrebbero accolto il nuovo anno cristiano, fra danze, estasi, e piacere allo stato puro. Come arrivare dunque a questa agognata meta ? La notizia aveva circolato per facebook per settimane e settimane, valicando le soglie della percezione: “approfittate del nostro servizio navetta gratuito con partenza in piazza Kennedy a Ravenna, è attivo fino a mattina per tornare. Tutti a casa in sicurezza, e per concederci un drink in più! Orari partenza: P.zza Kennedy 20.30, 21.30, 23 e dalle 00.30 ogni mezz&#8217;ora fino alle sei di mattina!! Il ritorno: disponibile dal Marinabay dall&#8217;una ogni mezz&#8217;ora fino a quando non vi abbiamo portato a casa tutti”. Piove. Gli amici hanno tutti bevuto troppo per poter guidare senza perdere matematicamente la patente o finire a festeggiare l&#8217;anno nuovo dentro un fosso. Decidono di seguire le sirene di facebook e gettarsi nella pancia di questo misterioso “navetto”. Bagnati dall&#8217;acqua e con le ossa infreddolite raggiungono piazza Kennedy e lo vedono, imperioso, scintillante: il navetto. Esiste, non era una leggenda creata dai marinai per spiegare i misteri delle profondità marine. Come Giona finiscono dentro la sua pancia e vengono trascinati ignari verso il loro destino. Persone che sfiorano il coma etilico affollano le interiora di quel bestione metallico che corre veloce verso la meta prestabilita. Chissà quante altre persone si saranno lasciate irretire dal fascino discreto di questo navetto. Il quale, giunto davanti al “Marinabay”, sputa fuori uno ad uno tutti coloro che aveva caricato. Ed in un attimo dal grigio acquoso in cui gli amici si sono ritrovati, la luce e i suoni del divertimento cambiano la realtà davanti ai loro occhi: la festa al Marinabay è veramente mitologica. Musica, danze, belle (così almeno suggerivano i fumi dell&#8217;alcol) ragazze, divertimento incarnato. Le ore passano, il tempo è sospeso, e l&#8217;anno nuovo non può cominciare in modo migliore. Quanto meno da un punto di vista tribale. Ma, colti dai limiti dei propri corpi mortali, gli amici decidono che è ora di ritornare a casa. Sono le 4.40 della mattina. Escono dal Marinabay sudati ed accaldati per il lungo danzare e per l&#8217;affollato pigiare. È freddo, fuori da quell&#8217;edonistico utero da cui sono stati appena partoriti. È molto freddo. Ma a loro non interessa, dovranno stare in quell&#8217;atmosfera acquosa solo per pochi minuti, perché il navetto sarà lì ad attenderli. Stoltizia dell&#8217;ingenuità. Giunti al luogo della partenza, trovano lì ad aspettare l&#8217;accogliente navetto tanti altri ignari ragazzi. Alcuni ravennati, alcuni turisti. Qualcuno di questi dichiara: sono già qui da mezz&#8217;ora e il navetto non si è visto. Il tempo scorre e tutti si attendono che alle cinque si possa abbandonare quel freddo e salire sul navetto. La gente continua ad arrivare in gran quantità, mentre le cinque si avvicinano, scoccano, e lasciano il passo ai gelidi minuti successivi. Inizia a circolare un florilegio di leggende sull&#8217;esistenza vera o presunta del navetto, animate dal freddo e dall&#8217;alcol. La fede inizia scricchiolare. Qualcuno invece pensa fiducioso, o forse solo spera: non è arrivato alle cinque, arriverà alle 5.30. Ma anche tale appuntamento cade nel vuoto del gelo e del buio. È solo grazie alla puntuale devozione al dio Bacco che quella malsana ed insalubre atmosfera non conquista definitivamente la gola e i polmoni degli amici. Ci si inizia convincere che in realtà il navetto è solo una leggenda, una storia di uomini di mare creata per ingannare quelli di terra. E così probabilmente è. Terminata la fede nella leggenda e riempiti i polmoni di quell&#8217;aria umida e spettrale, con i piedi inzuppati e il corpo stretto nella morsa del gelo, gli amici decidono di chiamare due taxi forieri di salvezza. Per una spesa complessiva di 70 euro. Probabilmente era quello il prezzo da pagare per entrare nell’anno nuovo in modo iniziatico. Qualcun altro è stato più fortunato, ed ha trovato un passaggio da parte dello staff della festa, che nella sparizione del navetto ha fatto da trasporto supplente. Ma del navetto fantasma neppure l’ombra. Dove sarà scomparso?<br />
Se qualcuno vuole uscire dall&#8217;atmosfera epica in cui questa storia è finita e darci una spiegazione modernamente razionale del perché tante persone sono state ingannate e costrette ad iniziare il nuovo anno bagnati, infreddoliti, e magari anche prendendosi un malanno, sappia che siamo interessati a sentire la sua voce.</p>
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