I nudisti padroni della foce del Bevano

// settembre 1st, 2009 // Articoli, Romagna Caput Mundi

gayprideFoce del Bevano. Luogo meraviglioso. Romagna d’altri tempi, suggestioni per palati molto raffinati, dipinte da una natura che lì è stata una madre decisamente generosa. Arrivo attraversando lo stretto viale dei capanni che porta alla foce, ammirando già prima di queste umane costruzioni lo splendore della natura. Scopro da varie fonti che alcuni di quei capanni sarebbero abusivi. Eppure sono ancora lì, da decenni e decenni. E come al solito mi chiedo: ma in che razza di Paese vivo? Sono insieme ad una amica, a cui avevo raccontato le bellezze naturalistiche di quella zona, convincendola così a venirci con me. Vorrei farle fare tutta la passeggiata da Lido di Dante, ma la costante presenza di uomini e (rare) donne nude me lo impedisce per ovvi motivi. La nostra libertà di godere di quelle zone è già limitata ad un solo tratto, dove i controlli vengono abitualmente effettuati. Così, guadato il fiume, ci mettiamo a prendere il sole in quel paradiso mediterraneo, un po’ appartati dietro ad alcuni tronchi. Dopo un po’ il sole penetra la carne, e presi dal caldo ci buttiamo fra le onde in un bagno meraviglioso. Tornati ai nostri tronchi notiamo delle presenze che prima non c’erano. Alla nostra destra due coppie: donne in topless e tanga, uomini completamente nudi. Giocano, si toccano un po’. Probabilmente sono scambisti. Alla nostra sinistra un uomo in piedi, nudo, che mette in bella mostra il suo attrezzo fertilizzante. La mia amica inizia ad essere molto a disagio. Cerco di convincerla a far finta di niente, ed a concentrarsi sul mare e sulle dune. Ma l’attenzione è tutta lì, su quei volatili di carne. Poco dopo dalle dune arriva un altro uomo nudo, poi un altro, e un altro ancora, tutti con lo scroto ballonzolante. La mia amica è decisamente colpita ed irritata. Allora provo a chiamare la forestale, facendo presente che ci sono degli uomini nudi dove mi era stato detto non ci sarebbero dovuti stare. Passa un quarto d’ora, mezz’ora, tre quarti d’ora. Non arriva nessuno. D’altra parte a sorvegliare tutta quella zona sono solo in due. E gli uomini nudi si moltiplicano, trasformando quel tratto di spiaggia in una voliera all’aria aperta. La mia amica si scoccia definitivamente vedendo uno di questi grattarsi con orgoglio, e mi convince ad andare via. Costretti ad andare via da una invasione di volatili. “Perché non sei andato a parlare con loro e a dire che dava fastidio? “ potrebbe chiedere qualcuno. Avrei potuto, ma sinceramente preferirei evitare di mettermi a parlare con uomini nudi. Non si sa mai. La domanda diventa piuttosto: è possibile essere costretti a troncare uno stupendo pomeriggio di mare perché la gente se ne sta nuda e le forze di pubblica sicurezza lasciano che questo succeda? Secondo questa logica bisognerebbe sentirsi liberi di camminare nudi per il centro delle nostre città con la pretesa che la gente non si scandalizzi o non abbia qualcosa da ridire, e che i vigili non ci facciano multe. Ma vorrei che così non fosse. Si chiede troppo forse se si pretende che la legge venga rispettata, e che un luogo pubblico possa essere usufruito da tutti? Non si tratta di avercela con i naturisti o con i nudisti. Se delle persone provano particolare gusto a star nudi, o a vedere intorno a sé corpi di altre persone nude, possono sempre farlo, nessuno glielo vieta. A casa propria però. Ma costringere le altre persone alla vista delle altrui nudità – sia pure mascherate con improbabili filosofie di vita – è una vera e propria ingiustizia ed un abuso di libertà. Sulla foce del Bevano terremo gli occhi aperti. Ed anzi chiediamo la collaborazione di chiunque voglia far sì che quell’oasi meravigliosa possa diventare un patrimonio pubblico, e non l’orizzonte di chi con la prepotenza della propria nudità – quando alla nudità si ferma – costringe gli altri ad andare altrove.

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