La leggenda del navetto fantasma

// gennaio 4th, 2010 // Articoli, Romagna Caput Mundi

navettofantasma

Sollecitato da parecchie persone, voglio raccontare una misteriosa storia di Capodanno che si è articolata, nel suo gelido svolgersi, fra le rive sabbiose di Marina di Ravenna e le fredde e plumbee atmosfere della capitale ravegnana: la leggenda del navetto fantasma. Un gruppo di amici vecchi e nuovi – una decina in tutto – si incontra per celebrare l’arrivo del nuovo anno. Cibo che trabocca dal tavolo, chiacchiere, flirt, musica da baccanale, giochi di società, vino, champagne, limoncello ed altri ufficiali etilici decorati da alte gradazioni alcoliche. Abbracciati da tutto ciò, e raggiunte le vette degli stati etilici superiori, gli amici decidono, ad anno nuovo già iniziato, di approfittare dei biglietti che avevano comprato per portarsi ad una mitologica festa di Capodanno a Marina di Ravenna, al “Marinabay”, dove pare anche gli dei dell’Olimpo avrebbero accolto il nuovo anno cristiano, fra danze, estasi, e piacere allo stato puro. Come arrivare dunque a questa agognata meta ? La notizia aveva circolato per facebook per settimane e settimane, valicando le soglie della percezione: “approfittate del nostro servizio navetta gratuito con partenza in piazza Kennedy a Ravenna, è attivo fino a mattina per tornare. Tutti a casa in sicurezza, e per concederci un drink in più! Orari partenza: P.zza Kennedy 20.30, 21.30, 23 e dalle 00.30 ogni mezz’ora fino alle sei di mattina!! Il ritorno: disponibile dal Marinabay dall’una ogni mezz’ora fino a quando non vi abbiamo portato a casa tutti”. Piove. Gli amici hanno tutti bevuto troppo per poter guidare senza perdere matematicamente la patente o finire a festeggiare l’anno nuovo dentro un fosso. Decidono di seguire le sirene di facebook e gettarsi nella pancia di questo misterioso “navetto”. Bagnati dall’acqua e con le ossa infreddolite raggiungono piazza Kennedy e lo vedono, imperioso, scintillante: il navetto. Esiste, non era una leggenda creata dai marinai per spiegare i misteri delle profondità marine. Come Giona finiscono dentro la sua pancia e vengono trascinati ignari verso il loro destino. Persone che sfiorano il coma etilico affollano le interiora di quel bestione metallico che corre veloce verso la meta prestabilita. Chissà quante altre persone si saranno lasciate irretire dal fascino discreto di questo navetto. Il quale, giunto davanti al “Marinabay”, sputa fuori uno ad uno tutti coloro che aveva caricato. Ed in un attimo dal grigio acquoso in cui gli amici si sono ritrovati, la luce e i suoni del divertimento cambiano la realtà davanti ai loro occhi: la festa al Marinabay è veramente mitologica. Musica, danze, belle (così almeno suggerivano i fumi dell’alcol) ragazze, divertimento incarnato. Le ore passano, il tempo è sospeso, e l’anno nuovo non può cominciare in modo migliore. Quanto meno da un punto di vista tribale. Ma, colti dai limiti dei propri corpi mortali, gli amici decidono che è ora di ritornare a casa. Sono le 4.40 della mattina. Escono dal Marinabay sudati ed accaldati per il lungo danzare e per l’affollato pigiare. È freddo, fuori da quell’edonistico utero da cui sono stati appena partoriti. È molto freddo. Ma a loro non interessa, dovranno stare in quell’atmosfera acquosa solo per pochi minuti, perché il navetto sarà lì ad attenderli. Stoltizia dell’ingenuità. Giunti al luogo della partenza, trovano lì ad aspettare l’accogliente navetto tanti altri ignari ragazzi. Alcuni ravennati, alcuni turisti. Qualcuno di questi dichiara: sono già qui da mezz’ora e il navetto non si è visto. Il tempo scorre e tutti si attendono che alle cinque si possa abbandonare quel freddo e salire sul navetto. La gente continua ad arrivare in gran quantità, mentre le cinque si avvicinano, scoccano, e lasciano il passo ai gelidi minuti successivi. Inizia a circolare un florilegio di leggende sull’esistenza vera o presunta del navetto, animate dal freddo e dall’alcol. La fede inizia scricchiolare. Qualcuno invece pensa fiducioso, o forse solo spera: non è arrivato alle cinque, arriverà alle 5.30. Ma anche tale appuntamento cade nel vuoto del gelo e del buio. È solo grazie alla puntuale devozione al dio Bacco che quella malsana ed insalubre atmosfera non conquista definitivamente la gola e i polmoni degli amici. Ci si inizia convincere che in realtà il navetto è solo una leggenda, una storia di uomini di mare creata per ingannare quelli di terra. E così probabilmente è. Terminata la fede nella leggenda e riempiti i polmoni di quell’aria umida e spettrale, con i piedi inzuppati e il corpo stretto nella morsa del gelo, gli amici decidono di chiamare due taxi forieri di salvezza. Per una spesa complessiva di 70 euro. Probabilmente era quello il prezzo da pagare per entrare nell’anno nuovo in modo iniziatico. Qualcun altro è stato più fortunato, ed ha trovato un passaggio da parte dello staff della festa, che nella sparizione del navetto ha fatto da trasporto supplente. Ma del navetto fantasma neppure l’ombra. Dove sarà scomparso?
Se qualcuno vuole uscire dall’atmosfera epica in cui questa storia è finita e darci una spiegazione modernamente razionale del perché tante persone sono state ingannate e costrette ad iniziare il nuovo anno bagnati, infreddoliti, e magari anche prendendosi un malanno, sappia che siamo interessati a sentire la sua voce.

One Response to “La leggenda del navetto fantasma”

  1. FLOYD scrive:


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