Ma io sono qualcuno?

// agosto 11th, 2009 // Articoli, Squarci sull'infinito

BBK“Scusa, tu sei qualcuno? “. Questa domanda mi si è piantata come un pugnale nella parte più pulsante della mia identità, facendola sanguinare dolorosamente. Ero a Lido delle Nazioni, fuori dai confini romagnoli, a una specie di vip master con qualche personaggio dello spettacolo. Unico mio obiettivo di questa gita fuori porta era salutare un paio di amici – Sara Tommasi e Franco Trentalance – che nel loro perpetuo girovagare transitavano non lontano da casa mia. Per cui me ne stavo tranquillo all’ombra di una specie di tendone gonfiabile a chiacchierare con gli amici in questione, mentre tutto intorno a noi si agitava un intricato via vai di persone sovraeccitate per la presenza di gente che avevano visto in televisione. Vedendomi insieme a loro, una signora di una certa età mai vista prima mi si avvicina, e mettendomi davanti agli occhi un foglio bianco e una penna mi infligge con sicurezza la pugnalata: “Scusa, tu sei qualcuno? “. D’istinto la bocca ha risposto, dicendo semplicemente “piacere, Paolo”, ma in realtà quello squarcio ha aperto ai miei occhi un intero universo di ricerca. Tu sei qualcuno? In fondo, chi sono io? Pulsava questo dubbio esistenziale mentre la signora inspiegabilmente insisteva perché le firmassi un autografo. “Mi scusi, ma cosa se ne fa? “ chiedo brusco. Un po’ delusa lei se ne va, migrando verso le accoglienti e rassicuranti braccia di un sorridente Andrea Roncato, mentre la sua domanda è rimasta lì a farmi sanguinare. Sono qualcuno? Non avendo fatto un reality show, né una partita di calcio o Xfactor, la risposta che chiunque in quel volgo catodico mi darebbe è: “no”. Sei qualcuno, quindi esisti, solo se sei in televisione, se sei conosciuto, se appartieni alla malsana oligarchia dell’immagine. Ed essendo la mia modesta esistenza televisiva pressoché limitata ad una sia pur ottima tv locale, il mio essere qualcuno non supererebbe i confini della Romagna. Sono qualcuno? Questa domanda mi ha accompagnato intrisa di dubbio ancora per parecchi giorni, e l’ho posta qualche ora dopo al chitarrista di Laura Pausini, sorseggiando due estathe nel bar del paesino lombardo in cui vive. E lui, che in fondo è una rockstar, che ha le fan che gli transitano da casa e che lo riempiono perennemente di segni di stima e desiderio, ricercando quella risposta sembrava ancora più titubante di me nel regalarsi un meritato “sì” deciso. E anche questo ha allargato l’angosciosa fossa del dubbio. Siamo qualcuno? Per chi? Come si fa ad “essere qualcuno”? E “qualcuno” paragonato a chi o cosa? Queste domande, se ti entrano dentro, ti devastano, stritolano ogni tua convinzione e ti mettono in discussione integralmente. “Conosci te stesso” ordinava la saggezza antica. Ma come facciamo a conoscere noi stessi se tutto ciò che ci ruota intorno non fa altro che metterci continuamente in dubbio persino nell’esistenza? Poi grazie al cielo come un salvagente è arrivato ad avvolgermi un ricordo, una cosa che mi disse qualche tempo fa il Cardinal Tonini e che finii io stesso per scrivere da qualche parte: “C’è una raccomandazione che fece una madre alla maestra, consegnandole il suo bambino il primo giorno delle elementari: “Me lo guardi, disse, con i miei occhi”. Gli occhi di padre e di madre sono poi gli occhi di Dio. Sono occhi così umani quelli di Dio. Io non finisco di specchiarmici e di vederci lì dentro tanto di me, di te. Gli occhi di mia madre e di mio padre assomigliavano a quelli di Dio: potessero anche i miei e i tuoi, tutti gli occhi del mondo assomigliarGli! E allora ti vedi specchiato negli occhi di Dio, dici: “Ma allora.. .forse sono uno stupido, che non mi rendo conto abbastanza di quel che sono! Allora sono di più, molto di più, molto di più! “. È bastato il solo ricordo di questo per spazzare via i dubbi e le incertezze dolorosamente raccolte ad un vip master. Siamo molto di più. E sono colpevole per il solo fatto di aver dubitato.

12 Responses to “Ma io sono qualcuno?”

  1. Conte Carmine Palizzi Silla scrive:

    Curioso come alla domanda che il Signor Gambi si propone abbia nel suo articolo specificato chi siano gli amici Vip con cui ha passato il piacevole e movimentato pomeriggio. Per quale motivo, essendo il tema in questione ‘l’essere qualcuno’, si deve sentire l’esigenza di nominare questi ‘qualcuno’ specificando quanto questi siano amici (termine su cui si potrebbe scrivere ancora trattati per poter definire la natura di questo sentimento). Se davvero l’essere qualcuno non ci turba, allora possiamo fare a meno di dire a quale felice casta vorremmo appartenere (perche’ il desiderio c’e', caro Gambi, di diventare Vip, vero???). Posso anche essere amico di Berlusconi, ma posso anche non dirlo ai quattro venti…. Quello che importa e’ essere qualcuno per chi ci e’ vicini, per gli altri nominare la Tommasi e quel’altro che in fondo nemmeno conosco e’ solo edonismo.

    Cordialmente
    Conte Carmine Palizzi Silla

  2. Paolo Gambi scrive:

    Caro Carmine, potrei rigirare la domanda chiedendo come mai in un’Italia repubblicana lei si firma sempre “Conte”, ma avendo io diritto allo stesso titolo non entrerò nella querelle. La risposta molto più semplice è: scrivere i nomi dei personaggi contribuisce all’immedesimazione nella lettura dell’articolo.
    cordialità
    PG

  3. Conte Carmine Palizzi Silla scrive:

    Carissimo Paolo Gambi
    la perdono per lo scarso tatto per cui ad una critica - del resto giustificata da fatto che i sui mirabili articoli sono suscettibili a commenti - lei abbia risposto con un “potrei rigirare la domanda”. Del resto lei e’ giovane, e non sa come il titolo di Conte mi apparteneva ancor prima che la monarchia capitolasse. Il mio voto ando’ perduto assieme alle speranze di vedere Re Umberto a Roma. Ho avuto pero’ l’immenso onore di ospitare la Famiglia Reale poco prima dell’esilio nelle stanze della dimora di Catania che al tempo fu di mio padre. Continuo a firmarmi Conte perche’ lo sono, e lo saro’ sempre. Sono un dinosauro e come i dinosauri il mio titolo si estinguera’, avendo generato tre bellissime ragazze e nessun figlio maschio. Il mio blasone, la mitica Arpa Taurina verra’ purtroppo cancellato dalle memorie.
    Riguardo il suo articolo, sicuramente ben scritto, non posso aggiungere altro che prendere atto delle sue motivazioni, ricordandole pero’ che i miei ragionamenti non sono fantasiose insinuazioni, ma conclusioni che qualsiasi lettore puo’ trarre.
    Cordialmente
    Conte Carmine Palizzi Silla

  4. Paolo Gambi scrive:

    Gentile amico, mi compiaccio dell’attacco della sua risposta con cui mi perdona, perchè diversamente mi sarei scusato. Ho grande, grandissimo rispetto per chi come Lei si è battuto in tempi difficile per la nostra Italia. Per cui mi ritengo onorato non solo dalle sue frequenti visite al mio sito, ma farò tesoro dell’appunto che ha fatto alla mia vanagloria. spero anzi, se continuerà a visitarmi, di poter offrire migliori spunti di dibattito.
    Cordialmente
    Paolo Gambi

  5. Conte Carmine Palizzi Silla scrive:

    Caro Paolo Gambi
    ancora una volta si e’ dimostrato un vero Signore.
    Con rispetto.
    Conte Carmine Palizzi Silla

  6. Roberto scrive:

    Carissimo PAOLO,

    mi lascia attonito questo tuo articolo, mi stupisce con quanta profondità affronti un “quesito esistenziale” che forse da sempre ti accompagna. E’ bello vedere con quanta caparbia percorri il tuo cammino lasciando un segno tangibile in questo mondo troppo spesso egosita. C’è chi cerca per anni di entrare in un Ordine nobile o in qualche Club (ricorderai…) e c’è chi si costruisce un “mondo fittizio” fatto di ciò che non si è ma che si vorrebbe arrivare ad essere.

    Mi sono imbattuto spesso in questi tentativi di “farsi strada”, credo che l’unicità di ciascuno di noi sia il dono più grande e la rappresentazione più bella del nostro essere, tutto il resto è apparenza, superficialità-

    Buon lavoro….

  7. paolo scrive:

    Carissimo Roberto, grazie del post. La vita è un continuo cammino, e per mettere un piede davanti all’altro bisogno perennemente guardarsi intorno e adattarsi al cambiamento. Scoprendo in questo modo sè stessi, sempre uguali e sempre diversi. Almeno così ho imparato dalla vita.

  8. Roberto scrive:

    Grazie a te carissimo Paolo, mi confermi quanto l’uomo possa essere al tempo stesso tante divere persone, celando la propria reale identità a favore di “pubbliche facciate”.
    Un abbraccio
    RB

  9. Paolo Gambi scrive:

    … dire il vero non concordo proprio. sono gli occhi di chi guarda che vedono solo ciò che vogliono, le persone generalmente e salvo casi patologici anche quando tentano di mettere maschere restano loro stesse…

  10. Roberto scrive:

    …e questo è un dato che gioca a favore di tutti coloro che “utilizzano” l’ingenuità della gente per ricercare la notorietà menzionando quotidianamente nomi di vips o personaggi del mondo dello spettacolo. Bastaaa…non se ne può più di questi mezzucci, sarebbe bello che certe persone si costruissero da sole senza ricorrere continuamente ai nomi degli altri….

  11. Paolo Gambi scrive:

    Mi piacciono sempre i consigli e le critiche. Ma solo se arrivano da pulpiti adeguati.

  12. Paolo Bianchi scrive:

    Salve,
    leggendo il Suo racconto ho pensato che se mi fossi trovato io nella Sua situazione mi sarei chiesto (almeno come prima cosa) chi fosse la signora che mi ha chiesto se io “fossi qualcuno” e forse solo in un secondo momento (e sottolineo il forse) avrei indagato sul valore della mia persona… Ma siamo diversi e il quesito che Lei si è posto porta certamente a riflessioni più interessanti rispetto a quello che mi sarei posto io nella stessa situazione… Tuttavia credo sia superfluo spiegare cosa io pensi della signora in questione… mi auguro solamente per lei (si fa per dire, in realtà non ho dubbi) che sia abbastanza ignorante, in modo che si possa giustificare quell’espressione come “sbagliata” o “incompleta”… spero per lei insomma che intendesse dire qualcosa di diverso da quello che io, Lei e tante altre persone potrebbero intendere, spero volesse chiederLe “Lei è qualcuno di famoso?”, “Lei ha lavorato in TV?” ma che l’ignoranza mista alla timidezza del momento le abbia mutilato la domanda rendendola per certi versi utile a stimolare interrogativi più profondi.
    Passando a noi voglio aggiungere che riflettere su questa cosa in un certo senso mi terrorizza… mi terrorizza non perchè non riesca a “dare” o a “sentire dentro me” una risposta affermativa, bensì mi terrorizza il fatto che i valori comuni che dovrebbero essere propri di ogni donna e di ogni uomo non siano in realtà (più?) così “comuni”… Io personalmente non riuscirei mai ad accettare e condividere i valori (per me assolutamente vuoti) ritenuti rilevanti dalla signora dell’autografo e che sono oggi molto diffusi, questo lo riconosco… non ha senso chiedere un autografo a qualcuno che per me non ricorda e non significa assolutamente nulla! Personalmente ho preferito farmi firmare un libro da docenti universitari che ho apprezzato particolarmente e non chiederei mai un autografo a… che so… Alberto Tomba o Sabrina Ferilli o Tiziano Ferro semplicemente perchè PER ME queste persone non hanno un “particolare valore” o significato… tornando al terrore, quando non ci sono valori essenziali e di base comuni il passo che conduce all’incomunicabilità e alle sue disastrose conseguenze è. purtroppo, molto breve… Grazie per lo spunto! Cordialmente. Paolo

    P.S.: A chi considera Berlusconi la “causa” di un certo sistema di valori consiglio di ascoltare quello che cantava Vasco Rossi nel 1993 (l’esibizione postata è di 10 anni dopo…). Berlusconi ci ha solo marciato dentro, ha solo amplificato ed accelerato anche con metodi impropri o discutibili un processo già esistente e, chissà, forse inevitabile… http://www.youtube.com/watch?v=a7wAylmLaug

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