Ok, va bene. Faccio outing
// dicembre 22nd, 2009 // Articoli
Voglio fare una confessione pubblica. Anzi, possiamo considerarlo un vero e proprio outing: mi sono iscritto a psicologia. Ora, a qualcuno questa sembrerà ben poca cosa, ma credetemi: avventurarsi nella dimensione degli studi e delle ricerche sulle dinamiche che affollano i nostri cervelli e i nostri corpi è una vera e propria scelta di vita. O almeno di coraggio. Perché non tutti hanno il coraggio di guardarsi veramente dentro e scoprire chi realmente siamo, fra possibilità, potenzialità, e capacità, intarsiate con nevrosi, processi oscuri, misteriose follie. In tutto questo sono comunque tornato ad essere uno studente, e non potete immaginare quanto profondamente questa identità possa penetrare nelle nostre convinzioni e nelle nostre abitudini fino a ridefinire le cornici della nostra vita. Dopo la laurea in giurisprudenza, il dottorato di ricerca in diritto canonico, qualche anno di modesta professione giornalistica, 10 libri usciti dalle dita, ed una certa esperienza nel improvvisarsi pasticcere mediatico, mai avrei immaginato di sentire ancora pulsioni indirizzate verso l’università. Invece a trent’anni eccomi qua a fare lo studentello fra 300 altri studentelli perlopiù appena usciti dal liceo. Ho fatto il test d’ingresso, ancora quest’estate, e mi sono già scontrato dolorosamente con le crocettine di cui sono infarciti gli esami di questa nuova esperienza. C’è chi dice che per iscriversi a psicologia si deve essere almeno un po’ matti. Sarà per quello che io mi sono trovato benissimo. Almeno fin qui. Intanto da romagnolo non posso non provare un po’ di orgoglio per avere in casa quella che le statistiche definiscono una eccellenza fra le facoltà di psicologia in Italia. E devo testimoniare che il primo approccio, o meglio primi approcci, sono stati decisamente positivi. In pochi immaginano quanto la facoltà di Cesena sia ben organizzata sul piano pratico e sia ripiena di contenuti interessanti e stimolanti. Mi sia concesso anche dire che, pur non avendo in mano statistiche ufficiali, il rapporto fra maschi e femmine è di circa 1 a 6. E questo tripudio di giovani pulzelle non può che riempire di gioia gli occhi di chi ci si trova in mezzo. Ma tutto questo, ovviamente, è nulla in confronto agli orizzonti che apre lo studio sistematico della mente umana. Quello di cui mi sono reso conto subito, già al primo impatto, è che portiamo sopra il collo una testata nucleare e ben pochi di noi hanno la consapevolezza di quanto possa essere esplosiva. La psicologia purtroppo è una scienza molto giovane, e paga questo suo attributo d’età con una vacuità che rende tutti i contenuti e tutte le teorie prodotte dagli psicologi niente più che opinioni qualificate, o in alcuni casi tutt’al più pretenziosamente scientifiche. Ciò che però ancora di più colpisce è la presa di coscienza del fatto che i processi che affollano la nostra mente non sono conoscenza diffusa, nè comune. o almeno, per me sono stati una grande scoperta. Mi sono trovato così come un ignorante che siede alla tavola dei dotti, affamato di sapere e assetato di conoscenza. Non credo che quello che ho appena raccontato sia una notizia particolarmente interessante. Anzi, non è affatto una notizia, e probabilmente non dovrebbe neanche essere scritta sul giornale, considerando che a malapena è risultata interessante ai miei familiari ed ai miei amici più stretti. Per cui mi scuso con chi ha dedicato qualche prezioso minuto della propria vita a leggere questa storia. Ma non potevo fare a meno di condividere con i lettori la gioia che mi ha suscitato l’aver intrapreso il lungo cammino che ci porta verso la scoperta del mistero di chi siamo realmente, di cui questa scelta universitaria e insieme mezzo e causa. La scoperta di noi stessi: alla fine è questo desiderio che finisce per muovere veramente le nostre scelte.
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