Scappiamo dall’Italia?

// dicembre 8th, 2009 // Articoli, Romagna Caput Mundi

celli

Oramai parlano tutti di quello. Parliamone anche noi. Pierluigi Celli invita pubblicamente il proprio figlio a scappare dall’Italia, e l’Italia si scatena. Il fiume di parole che ha investito questa lettera aperta non ha forse colto il nocciolo della questione, spiegata poi da Celli nella successiva replica: così non può andare. La provocazione di Celli mette il dito in modo mediaticamente impeccabile (infatti tutti ne stiamo parlando) sul vero problema dell’Italia, che se non ritrova il proprio cammino finirà per perdersi definitivamente fra i rovi della storia. Non ci si può dunque meravigliare se una persona come Celli, che ben conosce i meccanismi del potere, lanci una tale provocazione. Ci si potrebbe invece meravigliare se a tale cogitazione non seguissero delle proposte concrete per risollevare la nave che affonda inesorabilmente. Intanto, se posso dire la mia, potrebbe aiutare capire la genesi storica di certi fenomeni. I piemontesi che unificavano l’Italia forse si sarebbero aspettati di riuscire a portare nel regno borbonico quell’industriosità e quella nettezza proprie delle genti nordiche. Invece “Grecia capta ferum victorem coepit”: è successo esattamente il contrario, e mentre Napoli da grande capitale europea quale era divenne ciò che oggi è, il resto dell’Italia si meridionalizzava – e non solo per via dell’immigrazione – acquisendo quelle forme mentali frammiste di feudalesimo e legge del più forte che vigevano nelle periferie del regno borbonico. Tanto che, come ha sottolineato Galimberti, è impossibile in Italia parlare di merito se la logica di gestione del potere e del danaro è ancora familistica, basata su modelli mentali premoderni. In più, dallo Stato pontificio abbiamo mutuato profondi archetipi mentali intrisi di ingiustizia. Chi ha il potere, fosse anche solo un briciolo, lo usa per sé, e se possibile a discapito degli altri, per mostrare al mondo il proprio riscatto sociale. E in tutto questo non c’è neppure l’ombra di senso civico. Chi ha letto un paio di settimane fa il mio articolo su Fiumicino sa cosa intendo. Ma la nazione è costellata di episodi del genere, con persone che abusano continuamente del proprio potere, qualunque esso sia. All’inefficienza si somma l’abuso del privilegio, che crea a sua volta inefficienza. È un gatto rognoso che si morde continuamente la coda. A ciò si aggiunge che nel futuro questo italico sfascio dovrà fare i conti in modo sempre più decisivo con i modelli mentali importati da mezzo mondo, ma soprattutto dal nord Africa, dai nuovi immigrati. E se non avremo chiaro chi vogliamo essere noi, finiremo per essere loro.
Ma chi può cambiare la rotta del futuro? Le istituzioni politiche sono sotto gli occhi di tutti, fori in cui i potentati mercanteggiano influenza e danaro. Le agenzie educative tradizionali, scuola e famiglia, sono oramai colabrodi che filtrano solo ciò che passa dall’agenzia formativa divenuta primaria, la televisione di Uomini e Donne, Grande Fratello ed affini. I valori su cui si fonderà l’Italia futura, stando alla proiezione del presente mediatico, saranno privilegio, ingiustizia, coca e tetteculi. La Chiesa, che in molti altri momenti storici, anche vicini, ha avuto il merito di salvare l’Italia dalla rovina – come quando è riuscita a far sì che non diventasse un Paese comunista – oggi è persa tra i conti dell’8 per mille e una crisi di identità profondissima del proprio episcopato.
Chi ci salverà dal nostro futuro? Stando così le cose, la risposta è una, ed una sola: noi stessi. Solo se riusciremo, ciascuno nel proprio piccolo, ad affermare ciò che di buono la nostra tradizione offre, solo se ciascuno di noi, con piccoli gesti quotidiani, porterà le proprie scelte ad essere indirizzate da valori come Giustizia, Libertà, Onore, Orgoglio, potremo sperare di avere domani un Paese migliore. E tutto questo al prezzo di rinunciare, ciascuno, alla propria nicchia di potere, al proprio privilegio, sia esso l’ingresso gratis in discoteca o l’immunità parlamentare. Diversamente, possiamo iniziare sin d’ora a prevedere chi sarà l’italico Gheddafi del nostro futuro.

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