Silvio, il potere e le mignotte
// giugno 23rd, 2009 // Articoli, Uomini, SVEGLIA!

Mignotte, Berlusconi, villa Certosa… Tutto il mondo guarda stupefatto le mirabolanti imprese erotiche del Presidente del Consiglio, condendole con domande piccanti intrise di curiosità pruriginose e particolari. Ma non l’hanno operato alla prostata? Ma quali pratiche preferisce? E i figli? Legioni di giornalisti hanno iniziato una nuova battuta di caccia per scovare prede vecchie e nuove degli appetiti sessuali di Berlusconi e soddisfare con le loro risposte le domande più piccanti. Ma una domanda, forse più banale e meno piccante, sembra non se la sia fatta nessuno. Cosa c’è di strano? Cosa c’è di strano nel fatto che un uomo di enorme potere e di smisurata ricchezza ami circondarsi di belle donne, concludendo con alcune la parabola del percorso erotico? Vittorio Emanuele II, primo Re dell’Italia unita, aveva uno stuolo di amanti, una delle quali, “la bela Rosin”, una volta rimasto vedovo, finì addirittura per sposare. E non ebbe da essere detronizzato per questo. Umberto I, secondo Re d’Italia, ebbe Litta Bolognini, definita “viceregina d’Italia”. E sarebbe rimasta viceregina più a lungo se l’anarchico Bresci non avesse deciso di mischiare la carne del Re con il piombo dei proiettili. Per non parlare della passione non celata di Mussolini per le donne, con le quali finì per copulare e procreare in ogni angolo d’Italia. E se andiamo più indietro, intrecci fra Papi, amanti e duchi di varia razza potrebbero riempire una intera enciclopedia. All’estero le cose non sono diverse: dal Re Sole alle genealogie reali inglesi, la storia è piena di uomini di potere pieni di amanti. Oggi, molto semplicemente, la declinazione è quella del mondo globalizzato e della comunicazione. Allora? Qualcuno se n’è accorto che siamo in Italia e non in un paese di matrice puritana, che vorrebbe coprire di ipocrisia le più elementari pulsioni umane? Certo, a ben guardarci la storia ci insegna che, salvo rari casi, le amanti facevano le amanti e non finivano per avere scranni nelle istituzioni. Questo sì. E quindi confesso, da maschio che non tripudio per le logiche che si sono instaurate in questa Italia berlusconiana. Perlomeno perché se anche volessi essere candidato al Parlamento mi mancherebbero i siliconici requisiti di base. Vedremo se potranno fare qualcosa i ministeri e gli assessorati per le pari opportunità. Ma questo non significa fare gli scandalizzati ipocriti per il fatto che a Berlusconi piacciano le donne. Un’altra cosa, piuttosto, mi colpisce. Il fatto che l’Italia è piena di aspiranti showgirls che finiscono per fare le mignotte. O meglio, le “escort”. Per carità, libere tutte le ragazze di fare quello che vogliono: le brave mamme, le amanti o le mignotte. Riapertura delle “case chiuse” permettendo. Però, intanto chiamiamo le cose con il loro nome, e smettiamo di usare quell’orrendo termine “escort” solo per camuffare il più antico mestiere del mondo. E poi una volta fatta la loro scelta, abbiano almeno il buon gusto di farlo con un po’ di signorilità. E soprattutto di discrezione, senza andare subito a farsi cercare dai giornalisti. Detto ciò, qualcosa con cui prendersela c’è eccome. Ed è quel maledetto desiderio di andare in televisione che ha appestato come un morbo un’intera nazione, rendendola schiava e sottomessa alle logiche di un potere che è un vero e proprio ritorno alla brutalità della forza. E chi questa forza ce l’ha in pugno semplicemente la usa. Su questo e sulla perversa azione culturale e pedagogica che la televisione ha esercitato sul popolo dello Stivale – e specialmente sulle ragazze italiane – negli ultimi vent’anni, certo, si dovrebbe aprire il dibattito, e le dita dovrebbero essere puntate. Ma non sui gusti sessuali e sui privati divertimenti del Premier. Chissenefrega. E buon divertimento. Magari al Pepenero.
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