L’Apocalisse dell’Albedo

L’Apocalisse dell’Albedo

l’Apocalisse dell’Albedo, Paolo Gambi, alchimia postcontemporanea

L’albedo è un’alba

-Opera al bianco, per gli alchimisti

germoglia implacabile nella notte scura

si possono nascondere i primi raggi e far credere a tutti che la notte sarà infinita

poi arriva comunque inesorabile il giorno

ora arriva il giorno

ora arriva l’apocalisse 

apocalisse, una parola bellissima 

una parola intrisa di saggezza greca

togliere il velo, significa 

ogni giorno l’alba toglie il velo dell’oscurità dalla terra e il buio si rivela solo anticamera della luce

non è più disperato e senza senso

ogni molecola di buio prende senso nell’attesa della luce

solo quando si innesca l’albedo si capisce che la nigredo era un passaggio indispensabile

ho odiato Marinetti, ho odiato Duchamp, ho odiato Picasso e ho odiato Kandinskij

genialità a servizio del buio

geni votati alla distruzione, profeti e padri del liquame contemporaneo

ora ho visto la luce e solo ora capisco che Marinetti e Duchamp e Picasso e Kandinskij erano solo anticamera di ciò che stava nascendo

erano la mano sinistra di D-o

amo Marinetti, amo Duchamp, amo Picasso e amo Kandinskij

tessere pungenti di un mosaico infinito

ora ho visto la luce e solo ora capisco che il buio è indispensabile perché ci sia la luce, il male è il complementare necessario del bene, il diavolo è la mano sinistra di D-o

l’alba per me è fatta di parole

quelle dei salmi che inneggiano al mistero del Signore

mi hanno salvato dai miei abissi

-apocalissi nei miei abissi

parole di salmi sospesi fra il cielo e la terra, appese alle nuvole da profeti poeti e mistici

mi ci sono aggrappato e mi sono ritrovato qui, nell’eterno

l’albedo del postcontemporaneo inizia nell’istante in cui emerge, gradualmente, la consapevolezza di cosa sia “contemporaneo” 

di cosa sia fatto il presente occidentale in cui viviamo

le sue fondamenta più profonde, i suoi archetipi luciferini, i suoi istinti autodistruttivi, il suo rigetto della Bellezza

buio, buio pesto, liquido e meccanico

eppure è in quel buio che covavano i semi del futuro

di un futuro di luce e splendore, di rinascita e Rinascimento

sì, Rinascimento, il presente dell’Occidente si chiama anche Rinascimento

il Rinascimento nasce dalle ceneri

ceneri che parlano latino

Surgit ab undis clara dies, argentea luce, 

Dum cycnus cantat per vada sacra sonans 

Candida rosa nitet, matutino rore madescens, 

Purgatrix animae, sicut amoena dies

Resurgunt umbrae, fugiunt ad Tartara noctes, 

Et nivea in caelis alba columba volat

Per tenebras lucet divini luminis ardor, 

Dum nova lux mundi, stella serena, micat

Sorge dalle onde un giorno chiaro, di luce argentea,

mentre un cigno canta, risuonando per acque sacre.

Una rosa bianca risplende bagnata dalla rugiada mattutina, 

Purgatorio dell’anima, come una giornata incantevole

Si alzano le ombre, fuggono le notti nel Tartaro, 

E una colomba bianca vola nei cieli candidi

Attraverso le tenebre risplende l’ardore della luce divina, 

Mentre la nuova luce del mondo, la stella serena, risplende


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