comunicarebene

CATTOLICO SÌ. ROMANO NON MOLTO. MI PERDONI LA CITTÀ ETERNA MA MI ACCONTENTO DEL PRESENTE

cattolico

Tutto nasce a Londra. Ma io non ero a Londra per fare il figo come le fashion bloggers che si selfano davanti a Harrods e poi tornano in Italia alle 6 di mattina stipate come bestie per risparmiare 50 euro con le compagnie low cost. No. Io ero a Londra, capitale di tutti i simboli post-protestanti, della chiesa anglicana e pure dell’anticattolicesimo, perché sono uno scrittore cattolico, e per me in Italia – il Paese dove sta il Papa – non c’è posto, ma lì sì. E scopriremo presto il perché.

Ero appena arrivato ed era l’8 dicembre, l’Immacolata concezione. Un ottimo giorno per andare a Messa! Cerco su google qual è la chiesa cattolica più vicina al posto dove dormo. È St Mary, nell’Holly Walk ad Hampstead. Una chiesina cattolica nel cuore di un ricco quartiere ebraico. Pittoresco. Fa la Messa alle 18 tutte le domeniche e le festività e ci devo essere stato 10 anni prima. Convinto di trovarla facile mi incammino nell’intrico di viuzze così ricche e così inglesi della collina di Hampstead. Ovviamente mi perdo, perché la superbia non è mai una compagna fedele. Allora la tradisco per flirtare con l’orgoglio.

Vedo un campanile solenne. “Ho raggiunto St Mary alle 18 in punto” penso. Ma mi ricordo benissimo che quella chiesina è così povera da avere a malapena un campanellino. C’è un brulicare di ragazzine giovani e belline che entrano in chiesa. Chissà come saranno fra 10 anni quando si saranno bombardate di alcol e droga, come è d’uso in Inghilterra e oramai in tutto il mondo. Sono quasi sulla porta e un anziano signore sta barcollando dentro.

“Excuse me sir” gli chiedo mettendomi al suo lato, colto dai dubbi, “is this a Catholic church”. (Mi scusi, questa è una chiesa cattolica?)

Lui neanche si gira e continuando a barcollare dice solo: “I really hope not”. (Spero proprio di no)

Non faccio in tempo ad offendermi che, forse per smorzare, si gira con una faccia da massone che non aveva neanche Licio Gelli ai tempi d’oro e mi pianta una domanda dritta nella mia identità più profonda:

“Are you Roman?”. (Sei romano?)

E qui mi si è aperto uno squarcio che ha messo in discussione tutta la mia vita. Romano? Sono nato a Ravenna da famiglia romagnola, per parte di madre mezza bolognese. Ho trascorso tutta la mia vita in Romagna e a Bologna, con molte puntate e periodi a Milano e a Londra. Perché cavolo questo pensa che io sia romano?

“I am not” gli rispondo allora. E lui se ne va dentro luciferinamente sereno pensando di avermi fatto abiurare. Io invece mi arrampico su per l’Holly Walk ricordandomi che la chiesina cattolica è a 200 metri da lì. E rendendomi conto davanti alla porta sprangata che a Londra l’Immacolata non è festa. Ma non è tanto il peccato mortale dell’aver saltato la Messa in una festa di precetto ad aver segnato quella giornata. Una bella confessione e quel peccatuccio se n’è andato, ammesso che ci fosse. Ma la presa di coscienza che mezzo mondo ci chiama “cattolici romani” è rimasta. E con essa un enorme dubbio. Nella vita ho pochissime certezze, a volte dubito persino della mia esistenza, ma di essere cattolico proprio non posso farne a meno. Ma se non mi sento “romano” faccio peccato mortale?