Matriarcato 2.0 benvenuti nella contemporaneità

Matriarcato 2.0 benvenuti nella contemporaneità

matriarcato 2.0

Matriarcato 2.0. Le donne sono superiori agli uomini. Non c’è bisogno neanche di scomodare Goleman e la sua intelligenza emotiva per raccontare che chi usa le emozioni per adattarsi alla realtà come le donne è un organismo più adattivo di chi, come l’uomo, fa la stessa cosa con i pensieri. L’ho scritto ovunque.

Tra Carrie Bradshaw e Immanuel Kant vince Carrie 10 a zero.

Ma la vera domanda da porsi sarebbe piuttosto: è giusto e fa bene alla società se a comandare sono le donne? È bene che nei posti di potere si installino logiche emozionali femminili? Il matriarcato è una forma di governo soddisfacente?

Domanda delicata. Nell’Europa di oggi se dici “sono femminista” riscuoti sorrisi e successo. Se dici “sono maschilista” vieni considerato uno stupratore seriale. Perché se una donna fa una battaglia contro il maschilismo della televisione viene presa ad eroina. Se io mi battessi per il diritto di partecipare a Donnavventura verrei preso per pazzo.

Il fatto è che il potere femminile è incontrollabile e imprevedibile. Proprio come le emozioni che gli fanno da fondamenta. Lo avevano capito bene gli antichi greci, che il matriarcato lo avevano conosciuto bene ai tempi del potere di Creta.

E infatti lo rappresentavano con la mostruosità del Minotauro. Che raccontava in sé il terrore che i maschi provavano nel vivere sotto il potere di una dea regina che cambiava un marito all’anno, uccidendo quello dell’anno prima per non dover gestire la gelosia successiva.

Eppure nel matriarcato ci siamo pienamente rituffati. Non è una notizia dell’ultim’ora affermare che comandano le donne. Sarebbe uno scoop più attuale raccontare chi ha vinto la battaglia di Adua. Eppure c’è ancora chi non se n’è accorto e continua a dire che comandano i maschi patriarcali.

Non c’è bisogno di raccontare che dei tre direttori di rete RAI appena nominati due sono donne. Non c’è bisogno di enumerare la presenza di donne alla presidenza del FMI, della Camera dei deputati piuttosto che della bocciofila sotto casa tua.

Ciò che ha vinto non è tanto la presenza femminile nelle istituzioni di vertice, per quanto favorita e talvolta imposta (basti pensare alle quote rosa e all’assenza di quote azzurre), quanto la logica femminile emozionale nelle scelte.

Basta guardare la televisione o seguire la letteratura (perché l’arte arriva sempre per prima) per capire che oggi non hanno successo le narrazioni che raccontino storie, ma quelle che suscitano emozioni. Proprio come nella musica. Oggi Manzoni sarebbe impiegato precario alle poste. E Bach un clochard.

Oppure basta guardare al disfacimento delle istituzioni frutto di millenni di razionalità patriarcale: Stato, mercato, diritto, filosofia. Tutto sacrificato all’altare dell’emozione. Tutto adattato alle esigenze delle donne.

Ma se nell’antichità il matriarcato metteva al centro la donna in quanto madre, oggi questa caratteristica è decaduta. La donna comanda in quanto tale. E gli scenari che ci si aprono davanti obbligano la navigazione a vista. Nel mare del matriarcato 2.0.

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