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Le 10 parole venete che tutto il mondo invidia

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Posted By Paolo
parole venete

Parole venete ce ne sono per tutti i gusti: divertenti, famose, difficili… Ci sono modi di dire in dialetto veneto, un vero e proprio dizionario di insulti in lingua veneta… Ma forse non tutti sanno che esistono parole che tutto il mondo invidia. Perché il veneto è una lingua a tutti gli effetti.

  1. Ciao. Fra le parole venete che tutto il mondo usa c’è proprio questa. Oggi “ciao” è una parola usata per salutarsi da chiunque parli italiano. Ma non tutti sanno che questo saluto è entrato in uso solo negli ultimi due secoli. E deriva dall’uso veneto (meglio ancora veneziano) di salutare in modo eccessivamente reverenziale dicendo “vi sono schiavo”. Basta leggersi Goldoni per ritrovare spesso questa espressione. E come si dice in veneto schiavo? S’ciao.
  2. Schei. Notoriamente in veneto soldi si dice “schei”. Ma straordinaria è l’etimologia di questa parola. Ai tempi in cui Venezia era caduta sotto il governo degli austriaci, venduta dal Bonaparte, circolavano alcune monete chiamate “scheide münze”, cioè “moneta spicciola”. I veneti hanno preso le prime lettere della prima parola, pronunciata all’italiana e non all’austriaca, e voilà, ecco coniata una nuova espressione.
  3. Marionetta. Tutti sanno cosa sia una marionetta ma non tutti sanno che probabilmente questa parola nasce dall’antica tradizione veneziana delle “Marie“, le dodici ragazze indigenti che venivano scelte e coronate dalla dote per potersi sposare. Con il passare dei secoli questa sfilata si trasformò in una esposizione di manichini di legno “Marie de tola”. Che divennero, appunto, marionette. E da lì la parola venne usata per raccontare qualunque fantoccio di legno.
  4. Ghetto. Non è proprio una parola simpatica ma nasce anche lei a Venezia. Si risale al 1516, quando la Serenissima confinò gli ebrei in una zona, così chiamata per la presenza di un “getto” ossia di una fonderia.
  5. Mona. Magari il veneto incacchiato che dice “Te si proprio un mona!”, o “va in mona” non se ne rende conto ma nelle sue parole risuona la lingua araba. Nel passato si pensava che questa parola – che indica prima di tutto l’organo genitale femminile – derivasse da “mea domina”, mia signora, mia padrona, da cui viene anche Madonna o dal termine greco “bunion”, da cui “muni” cioè monte, collinetta, da cui “monte di Venere”. Recentemente uno studioso ha invece sostenuto che derivi dal termine arabo “maimun”, che indica la scimmia, ma anche la gatta. Da cui il paragone con la zona (allora) pelosa delle donne da un lato, e un individuo sciocco come una scimmia dall’altro.
  6. Ballottaggio. Questo termine è oramai di uso comune in tutte le nazioni in cui si parli la lingua della democrazia. Deriva dalle “ballotte” , palline di vario tipo con cui, dal 1268, veniva eletto il Doge. Con un complesso sistema di 9 sorteggi e scrutini, e successiva approvazione popolare, Venezia ha segnato la storia dei sistemi elettorali di tutto il mondo.
  7. Imbroglio. Fatta la legge, trovato l’inganno. Strettamente collegata alla parola d’origine veneta “ballottaggio” è la parola “imbroglio”. Infatti le più ricche famiglie senatorie compravano i voti dei patrizi più poveri per garantirsi le cariche più prestigiose. Ma mica potevano mettere in piedi questo mercato nell’aula del Maggior consiglio. Lo facevano nel cortile di palazzo ducale, che un tempo era un prato o un orto, e da lì aveva mantenuto il nome, in veneziano “brolo”, o “brojo”, “o broglio”. I nobili quindi andavano “in – broglio” per comprare e vendere le cariche. E visto che tutto il mondo è paese…
  8. Pantaloni. Tutti li indossiamo ma non tutti sappiamo che questa parola è connessa con la maschera veneziana “Pantalone”. Secondo qualcuno è addirittura un nome dato dai francesi per prendere in giro i veneziani, devoti di San Pantaleone, per i larghi calzoni che indossavano.
  9. Cueo. Forse non tutti invidiano questa parola (o forse sì) ma di certo è la prova provata per scovare un non veneto. Che non riuscirà mai a pronunciarla nel modo giusto.
  10. Gazzetta. Oggi le leggi italiane per entrare in vigore devono essere pubblicate sulla “Gazzetta ufficiale”. E anche qui torna in ballo Venezia. Questa parola infatti tra la seconda metà del “500 e l’inizio del “600 indicava una monetina d’argento che costituiva il prezzo de la gazeta dele novità, un foglio periodico pubblicato forse per la prima volta nel 1563.

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