5 PENSIERI BUONI E MENO BUONI SU PROFUGHI, IMMIGRATI E INVASORI

PROFUGhi

L’incontro con civiltà lontane ha accelerato i tempi. Ogni giorno sbarcano profughi (ossia coloro che scappano dalla guerra) e immigrati (ossia coloro che vogliono trasferirsi per altri motivi). E tutti abbiamo paura degli invasori che ogni giorno minacciano di conquistarci. Ma le tre parole non sono sinonimi. E le parole sono molto importanti.

Dunque con quali parole e con quali idee in testa vogliamo approcciare questo presente multicolore? Vediamone qualcuna molto comune.

RIMANDIAMOLI TUTTI A CASA. Pensiero tagliato con l’accetta della rabbia, molto superficiale e (pensaci) non attuabile. Chi tiene questo in testa dovrebbe forse lavorare un po’ sulla propria rabbia e poi riconsiderare il proprio pensiero. Si può rimodulare in qualcosa come “accogliamo solo i profughi e chi fra gli immigrati viene a lavorare”? In più si consideri che molti profughi scappano proprio dagli invasori.

POVERINI, APRIAMO LE PORTE A TUTTI. Pensiero opposto, tagliato con l’accetta del senso di colpa. Accogliere i profughi significa aiutare popolazioni martoriate dalla guerra. Accogliere indiscriminatamente qualunque migrante bussi alla porta significa rinunciare in una generazione alla propria civiltà. E significa accettare anche gli invasori. Si può accompagnare ad un pensiero del genere: “l’Italia è uno spazio limitato, dobbiamo darci delle regole per decidere chi può starci e chi no”?

CI RUBANO I SOLDI E IL LAVORO. Se il tuo obiettivo è quello di andare a raccogliere i pomodori in Sicilia può darsi. Ma visto che gli italiani certi lavori che sporcano le mani non li vogliono più fare anche all’economia serve qualcuno che li faccia. Ma poi chi, i profughi o gli immigrati in genere? Questo è un pensiero avvelenato dalla propaganda politica. Un pensiero annullante è: “chi viene in Italia a lavorare contribuisce alla nostra economia”. E a pagare le pensioni.

CI STANNO INVADENDO. Chi? Esiste una regia che mette insieme tutti gli immigrati, i profughi e gli invasori e fa di loro un “loro” compatto? Fra chi arriva in Italia ci sono africani, asiatici, mediorientali, europei dell’Est. C’è un’alleanza fra Romania e Marocco per conquistare il Belpaese? Ovviamente se il riferimento all’invasione è all’Islam le cose si complicano e questo pensiero assume caratteri più stabili. Ma si può distinguere fra cultura e cultura? Si può identificare chi vuole conquistare e chi vuole migrare o scappare?

SE NON LI ACCOGLIAMO TUTTI SIAMO DEI RAZZISTI. Pensiero dicotomico pericoloso, da bianco e nero: o li accogliamo o siamo razzisti. In realtà la capacità di accoglienza di un sistema è limitata. Inoltre non tutti sono benintenzionati. Specialmente gli invasori terroristi dell’ISIS. Sarebbe più saggio pensare: “diamoci delle regole per scegliere chi accogliere”. E qui potrebbe tornare buono il pensiero: dovendo comunque discriminare tra chi sì e chi no, che peso dare all’appartenenza islamica?

 

 

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