Le 10 parole romagnole che tutto il mondo ci invidia

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Le 10 parole romagnole che tutto il mondo ci invidia

parole romagnole

Il dialetto romagnolo è una lingua in via di estinzione che racconta un mondo che non c’è più. Le parole romagnole dipingono quel mondo fatto di campagna e collina, mare, montagna e piccoli borghi che componeva la Romagna. Aspetta un attimo! Quel mondo c’è ancora! Ed è sempre lì in Romagna. Allora vale la pena dare slancio alle parole in dialetto romagnolo che lo raccontano.

E in dialetto romagnolo non ci sono solo insulti

Le parole romagnole non sono uguali a quelle delle altre lingue. Per chissà quale motivo certe robe non si riescono proprio a tradurre. Se solo “gli altri” riuscissero a capirle veramente ce le invidierebbero sul serio.

 

Ecco allora le 9 parole che tutto il mondo ci invidia (la decima è meglio non scriverla)

  1. Patacca“. Questa è forse la più famosa delle parole romagnole. Significa “minchione”, “sciocco”. Ma bastano questi due significati per tradurre il termine “patacca”? Decisamente no.

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  1. Sburon (“sborone”). Se dovessimo tradurre la parola significherebbe qualcosa come “esibizionista, sbruffone”. Ma se invece ci chiedessero di fare l’etimologia, ecco, questo potrebbe diventare imbarazzante.
  2. Valà. Tecnicamente sono due parole “va” e “là”. Tanto semplice. Eppure questa parola è magica e riesce a distruggere qualunque ragionamento, offesa o teoria. Mandando l’interlocutore in un non meglio definito “là”.
  3. La pie o pida (“piadina” o “piada”). Questa parola, sì, la capiscono tutti e tutti ce la invidiano. Perchè buona come la mangi in Romagna non la trovi da nessuna parte
  4. Cutvegna. Anche questa tecnicamente è più di una parola, e si tradurrebbe come “che ti venisse” (un colpo). Che però sottolinea la naturale propensione dei romagnoli ad augurare il meglio ai propri interlocutori.
  5. Inciciuì o inzurlì (“inciciuito” o “inzurlito”). Letteralmente significherebbe “diventato come un chiurlo”, qualcosa che in italiano trova corrispondenza nella parola “allocchito”. Ma volete mettere quanto suona meglio a pronunciare la parola “inciciuito”?
  6. Burdél. Termine che chiunque sia stato in Romagna conosce. Viene usato come sinonimo di “ragazzo”. Ma forse non tutti sanno che in realtà deriva da un tardo latinaccio “burdus” che significa mulo. Il mulo tutti sappiamo che è un incrocio fra un asino e una cavalla, un ibrido. Un bastardo. Infatti il vero significato di burdél è proprio”bastardo”. Testimonianza del fatto che il romagnolo ama profondamente il prossimo.
  7. Svarnaza. Termine di uso comune che significa disordinato, sfaticato. Ma quante altre cose? Come ciascuna delle parole romagnole anche questa più che un significato ha il volto delle persone a cui lo indirizziamo.
  8.  Ignurantaz. Quando in Romagna si vuole dare a qualcuno del’ignorante non si dice semplicemente che è ignorante. Ma che è un ignorantaccio. Il romagnolo è così: le cose o sono nette e rimarcate oppure non gli interessano.

Quante altre parole romagnole il mondo ci invidia?

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272 commenti su “Le 10 parole romagnole che tutto il mondo ci invidia”

  1. Hai dimenticato la parola, o meglio l’espressione, che le riassume tutte e dieci assieme a tutte le altre parole del mondo
    AH DÌ

  2. la più utilizzata a Rimini è ” invurnid” o invornito, non presente su nessun dizionario della lingua italiana.
    Saluti!

  3. Vogliamo inserire ” Bazilè ” ( bazillare che in Italiano non c’è ) = darsi pena

    “sicôm an so stè a baZilè quannd ch’a so naed, an stàgh a baZilè par muroi “

  4. altri significati di pataca o patacca:

    bella ragazza (l’è propi una bela pataca..)
    bugia (tanum conta dal patac)
    ragazzo modaiolo: fe propri e pataca

    poi direi, l’intercalare “a cio'”!

  5. La più usata e meno traducibile, la parola che accompagna tutte le frasi belle o brutte di gioia o sconforto e’ CIO” con la o stretta.

  6. Amo caz! la sfà longa la pùgnèta.( quando il tipo continua a disturbare nonostante l’avvertimento)

  7. Vi siete dimenticati di invell
    Invell indica in nessun luogo, ma di più, un buco nero il nulla proprio.

  8. Svarnaza,si intende anche la persona che mangia sverna (biada per animali) e non solo a carico di altre persone facendosi mantenere senza lavorare.Ci propi un svarnaza.

  9. La più bella. ….VA TE CASEIN.
    .. ( VAI NEL CASINO ) oppure …va a purte l aqua da la Dora. …. sempre casino era…

  10. Sto ridendo come una scema…..oddio troppo divertente. ..nn mi ricordo piu la parola che dovevo dire!!!

  11. Bumboz e x quanto riguarda cargadeur a casa mia si dice at dag un cargadeur ad boti quindi penso voglia dire molte più o meno

  12. “La và cum na pala da s ciop”. Che vuol dire “va velocissimo”

    “Alora?” Che vuol dire “come va? Tutto bene? A casa? I figli? La moglie? Cosa hai fatto in tutto questo tempo che è un pó che non ci si vede?”
    E ad “alora?” Si risponde “acsè vè” che vuol dire “tutto bene,a casa tutto bene i figli stanno bene, la moglie anche, alti e bassi, cosí è la vita”

  13. Aggiungerei ” ZEMBEL” che sta per zimbello, vanesio, poco credibile e anche sciatto .
    Forse in riferimento al cembalo che non è né organo, né pianoforte, una via di mezzo di poco valore.

  14. Lov, lova o luvareia: significherebbe goloso, golosa, golosità ma l’uso è molto più ampio. Es. Un uomo a cui piacciono molto le donne: l’è propri un luvaz

  15. RAGAZZI IL CIO’!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  16. Zambèld (descrive genericamente un fanciullo o un ragazzino non ancora giudizioso o responsabile)

  17. Non c’è espressione migliore per far capire che una persona ti ha stancato, ti ha rotto, ti ha disturbato…e tutto ciò che si vuole aggiungere sui rompi. Si adatta ad ogni situazione:
    T’À ME CAVÈ I SINTMÌNT
    (Mi hai cavato i sentimenti…e la dice lunga)

  18. Faccio un appunto. Almeno a Ravenna burdel e tabac non sono sinonimi il primo riferendosi a bambini piccoli il secondo a ragazzetti!

  19. Secondo me il VALA’ ha anche un’altra traduzione, dipende dal contesto, cioè “PER PIACERE” magari un po’ meno educato, un po’ più romagnolo.
    Esempio: “Dasim e’ bicir et ven, VALA'”

  20. Se parliamo di parole che non hanno un corrispondente esatto in italiano e che gli altri ci invidiano, non si può dimenticare “sgaf”.
    Anche ‘immigrati’ da altre regioni, dopo un po’, cominciano a usare l’aggettivo “sgaffo” parlando in italiano

  21. Classico modo di dire della Romagna del sud, (a na, tan fòm Squadrani) quando una persona si atteggia risolvendo un problema.
    Era un tipico personaggio che sapeva la sua.

  22. Lo diciamo solo noi:2romagnoli in bici si incontrano al mercato.il primo uei ci lè,cut vegna un colp.ilsecondo,mo ci te cut vegna un chencar e questo ci mette di buon umore

  23. Una informazione ai puristi del “ciò” si usa con significato molto simile anche nel veneziano… Da non credere ciò!

  24. I nostri nonni utilizzavano spesso una parola che però no so scrivere correttamente. ….CUSLE’ ( La tabaca la cusleva. ..) che vuole riassumere tutti i verbi lasciando libera interpretazione. …Fantastico!

  25. E non ci vogliamo mettere “cacarona” nel senso sporca.
    “L’è ‘na cacarona !!!!!” (È una zozza !!!)

  26. Il mio nonno quando la domenica non trovava a pranzo la pasta fatta in casa come tagliatelle, cappelletti…ma trovava la pasta di semola, quella dei sacchetti come maccheroni, penne ecc. la chiamava “la mnestra di gheng”, cioè la pasta degli sfaticati !!!

  27. Il mio nonno quando ero piccola e mi si chiudevano gli occhi dal sonno mi diveva : “uuuuu l’è arivé Piró” ….che bei ricordi ☺

  28. vogliamo parlare della parola cul, e dei suoi utilizzi? ut tira e cul eh?,oppure ut brúsa e cultura eh? due spressioni scimili che sono la stessa medesima cosa,ciovè: non la mandi giù.

  29. umile contributo… Difficilmente traducibili
    “Svincestrata” ovvero colpo potentemente inferto (sia per amore o in competizione)
    “Bacajé” parlare senza pausa, con logorroico impeto

  30. Da noi si dice ” Zo” che sta per “giù”,con la O aperta o chiusa a seconda delle zone,ma che non indica solo sotto, in fondo….

  31. Talvolta è difficile ridurre tutto a solo una parola… Ci sono detti molto pragmatici da ricordare, tipo: “Ci com l’anadra ad Pilucoun, cl’era te guaz e l’è ‘ndè boi ma chesa…” Significa: Eri già arrivato al tuo obiettivo, ma sei andato a cercarlo altrove… Bellissimo!

  32. Aggiungerei quest’ espressione : tam pe’ la mort imbariega…. Mi sembri la morte ubriaca….quando una persona ha un pessimo spetto

  33. Il giá citato “… Mo va a scurzê in t’e remûl!” : Va a scoreggiare nella crusca

    E una frase di mio nonno Italo, anziano, e un po’ smemorato: “… Am so smengh! A j’aveva d’ande a cuslê che bagaj, mo a ni so ariv, parchè am so smengh! An so piò bon ad paciaré com ca paciareva na vuolta!” : Mi sono dimenticato! Dovevo andare a cosare quel coso ma non ci sono riuscito perché mi sono dimenticato! Non sono più capace di pastrocchiare come una volta!

    E poi il classico “..mo mo mo, Pureta me” : povera me, delle ns nonne.

    E sciadur, il matterello
    Al puvrazi, le poverazze,
    I zizarnel, i cetrioli
    L’erba pr’i zacul: l’erba per le anatre

    La butega averta: la patta dei pantaloni aperta

    I zigheva tot coma di meat! Urlavano tutti come matti

    Beh, t’les la machina averta? T’an e pavura chi i ruba? Csa vut chi ruba, che i scapa fura i sorgh cun al gozl a j’occ! Beh, lasci la macchina aperta, non hai paura che vengano a rubare? Cosa vuoi che rubino, che scappano i topi con le lacrime agli occhi!

    È bello ricordare…

  34. U num cumpares!
    è una espressione dialettale molto felice.
    Il lavoro n8n aumenta, non cresce, un cumpares.

  35. Sembrerà strano, ma fuori dalla Romagna ho trovato difficoltà con quella che per me è una frase normalissima, anche se detta in italiano: Dare del gas, Dagli del gas. Ovvero “dai de gas”. A quanto pare in altre regioni ha significati più cupi…

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  37. E “marón” traducibile con testicoli. Rispondere “Eh ! Sti dú marón!!!” Ad una affermazione palesemente strampalata. “Muda lúg” per dire spostati. “Distiné” per dire “decidere”.

  38. E che dire quando c’e` nebbia…
    Un’s vid un prit int’la naiva!!!
    Non si vede un prete nella neve !!

  39. invurnid (invornito). sul dizionario troverete: parola prettamente romagnola che significa ” persona che non conosce- all’oscuro dei fatti” quindi parola non offensiva. noi in Romagna la usiamo per dire ..non capisci niente…ma chiaramente sempre in termini affettuosi

  40. invurnid (invornito). sul dizionario troverete: parola prettamente romagnola che significa ” persona che non conosce- all’oscuro dei fatti” quindi parola non offensiva. noi in Romagna la usiamo per dire ..non capisci niente…ma chiaramente sempre in termini affettuosi

  41. Domenico Cattani

    Non è stato ben sviscerato il concetto “ciò” con la O aperta o invece chiusa. Il significato è diversissimo, opposto direi. Può anche essere una minaccia : Ciò, sa dit? Una parola di rassegnazione: cIò, sa vlevte ca féss. ecc..

  42. Mi pare cheil sugnificato della parola “cio” non sia stata ben sviscerato. Il significato vcambia se la O è chiusa o aperta. Puo essere minaccia:ciò vot o sciafò. Oppure un espressione di rassegnazione: ciò, sa vot ca potèss fè. O di rimprovero: cio sa dit. e tanti altri. Aiuto

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  45. a dò a dò finenta ch’in dventa caf, me lo diceva mia madre e sta per: ti do schiaffoni a due per due finché non diventano dispari; o anche: vola pien e vola bas, tra la cera e il paviment per dire di tenere bassa la cresta

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  47. Renata Ambrogetti

    ho letto tutto, ma non ho visto “adonges” che non ha quasi traduzione italiana, ma che prende l’etimologia da unghie e la traduzione migliore è aggrapparsi con le unghie nel senso di far di tutto purchè qualcosa riesca, è veramente spassoso

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  54. Quandeo ero ragazzino e si discuteva, tra amici , alla fine , con quello che non voleva capire di diceva : ci ignurent che tfè i starlott….(.e i starlott.. li conosce solo il romagnolo dalla cinquantina in su )

  55. Il famoso Ah ciò…è difficilmente spiegabile come terminologia …..infatti un romagnolo quando chiede ad un’altro romagnolo ..” Sa vol dì, ah ciò??… di solito la risposta è ” ah ciò dì ” ………

  56. Ci propri un ganganon…..traduzione stretta di altra …ci grand e gros e pataca fintet a l’oss..

  57. Non si possono dimenticare il “cio’ ” e il sempiterno “ooiiii”! Poi non dimenticate “invurnì” che condividiamo che è condiviso da Piacenza a Mantova a Rovigo e a Pesaro se non oltre. Burdel c’av la dega tota? Fasì coma c’uv pe’! As avdè.

  58. Ci pròpri un Zèmbul !!! TRADUZIONE Sei proprio un idiota cit…. dal Vangelo secondo Papatàci

  59. Pingback: I ravennati non si salutano. Ma perché? Parte seconda.

  60. Mio babbo, ancora oggi, quand’è esasperato alza gli occhi al cielo ed esclama: “Boia de singuler!!!” Che significa “porca miseria/vacca!!” fa troppo ridere!!! <3

  61. A s’ ardusegna!! Per dire andiamo a casa
    Mo Gnint (mo niente)
    Da tabaca mi chiedevano sempre:
    Te ad chi sit fiola?? Con chi fet l’amor? Te di chi sei figlia? Con chi sei fidanzata? !

  62. Boia de singuler l’ho sentito da mio marito … villanova di bagnacavallo . Comunque per me l’espressione adès dop – adesso dopo- è la migliore per mandare in confusione i non romagnoli !

  63. E da quilè! Lo avete mai sentito…. mia nonna al telefono con le sue sorelle era tutto di questo….. Chissà cosa dicevano…
    Vorrebbe dire più o meno …. E da cosare

  64. Avete tutti dimenticato la malett! Pensavo fosse quello il vocabolo indicibile. Come in spagnolo, la maletta è una borsa però una borsa particolare, quella scrotale, per cui una maletta diventa una borsa di quelle pesanti, dove le palle diventano “du’ maroni”, fare della maletta vuol dire massacrare (agli altri) quelle parti più basse così delicate. La maletta diventa sinonimo di seccatura (sempre di maroni ovviamente)

  65. Scusate ma la ns “barosola” come parola ce l abbiamo solo noi ed è pure intraducibile… io l aggiungerei all’elenco

  66. “vonta” presente 3ps del verbo intransitivo “Vontare” : parola stupenda, più che onomatopeica

  67. Cargadùr! Nella bassa Romagna (nel ravennate) “cargadùr” si coniuga così: “àt gègh un cargadùr”, ovvero; “ti do un sacco (fracco) di botte di botte”; oppure: “là ciàp ùn cargadùr che ùs’lar cùorda intat che capa”; ovvero: “ha preso tante di quelle botte che se lo ricorda finchè vive”.

  68. “Ciò” è bellissimo. Che ne dite di: “àmo hùei ciò …!?!?” tre parole tremende che si pronunciano sempre insieme ed essendo, loro, un rafforzativo per esprimere stati d’animo e rassegnazione, sono praticamente intraducibili a causa dell’inmensità di occasioni in cui possono essere usate.

  69. Os-cia (CASpita)
    Tod de caz (fatti più in là)
    BIRBOn (Birbante)
    LUVEira (goloseria)
    Louv (goloso)

  70. Spapla=espressione prima di piangere
    E Altra parola romagnola:tgnezz per il pane, ma anche di persona che non si piega.
    Bravi, mi è piaciuto leggere il dialetto!

  71. Esistono varie forme locali della lingua, quindi sarebbe fondamentale capire da che zona della romagna arrivano le segnalazioni.

  72. Il ciô, (quanti rimproveri dalla maestra elementare…) seguito dal “sempiterno oiiii” come lo definisce qualcuno, risulta anche a voi che derivi dal latino hoc, questo?…

  73. e poi sburgi’.
    u se’ sburgi.è diventato grande.dal latino tardo ex burgo ito.
    uscito dal borgo.

  74. “L ‘ha e bec drett “SOTTOLINEA che la persona è arrabbiata e, il massimo dell’ incazzatura è” l’ha è necessario drett e e cul drett”

  75. chi l’ha vlu puntualize dal paroli L’AVREB FAT mej a di’ che perta ad la rumagna e rapresenteva,…..e mi pataca. Me a so ad ravenna

  76. E pIro’ ce lO Siamo dinenticato????
    Pero’ Mi incuRIosisce saoere da dove deriva questo termine
    Grazie mille!!!!!!

  77. “sut sipa” (SE NON RICORDO MALE) SIGNIFICA “COSA VUOI CHE SIA” “NON TI PREOCCUPARE E’ UNA SCIOCCHEZZA” “NON E’ NULLA DI PREOCCUPANTE” -ZONA CAMPAGNA ENTROTERRA CERVESE

  78. non so se e stato citato, ma inserirei il famoso, “fata”, sostitutivo sostantivo
    di “che razza di” equivalente di molto o anche tanto….
    fata zantaza ” che razza di gentaccia”
    fata rubaza “che razza di robaccia”
    Fata roba ” che razza di roba”
    fata fadiga ” che razza di fatica”

  79. mi viene in mente anche “gnorgna” applicato al fata….”AD fata gnorgna, tci”
    mia madre me lo diceva sempre….
    traduzione: che razza di piagnucolone che sei!!
    tci= sei
    fata slepa cò ciapè!! ” che botta che ho preso!!”
    in riferimento a quello che ho scritto sopra ,ricordo anche che, molte volte veniva usato anche il “craza”
    “craza ad zantaza”
    “craza ad rubaza”
    “craza ad slepa”

  80. “ARBROMBAL” termine usato dalla sartina dei miei tempi, all’atto di farmi il risvolto nell’accorciatura della gamba del pantalone …e babin?… a què, ai fasem l’arbrombal…
    …boia dun mond l’è pasè du dè……

  81. “ligaza” ho fat una ligaza e o butè via gnaquel
    traduzione: ho fatto un fagotto, l’ho legato, e buttato via tutto.
    Gnaquel= tutto

  82. Strolgh …persona con millantate doti di guaritore o mago….famosissima la frase usata ancora oggi nel cesenate per prendere in giro qualunque persona che pensa di sapere tutto…
    te… ci cmè e strolgh ad lunzèn ….
    quel cun’ sà incù… ul sà dmen.
    Lunzèn= Longiano, bellissimo borgo collinare tra cesena e Rimini.
    quindi il mago, quello che non sa oggi…
    lo sa domani!

  83. cusbroin = secondo cugino
    popla = ciuffo di capelli alla Little Tony (dalla cresta dell’upupa)
    bascoza = tasca
    in vell = da nessuna parte
    quaioun
    sturul = ????
    brec = asino
    pavaiota = farfallina notturna

  84. marugoun =robinia
    tzaveri? = dai in numeri? vaneggi?
    cuciarul = castagne secche vendute usando un cucchiaio come unità di misura o peso
    sc-iafli = ciabatte
    qualcuno ha nominato la portugala = arancia dal greco portokali cioè arancia

  85. Der so (dare su). In tutti i vari significati. De so m’al doni. (dare su alle donne). Oppure nel senso di aizzare o canzonare.

  86. John ‘Il Gagion’ (inglés a Budapest)

    Invurni! (Come: “Lo, l’e invurni cume la ciozza imbariéga!”)

  87. L’è ignurêt che e fa la porbia sott’acqua (è — talmente- ignorante che fa la polvere sitt’acqua)

  88. me al parla minga el rumagnul, me AM sard , me piase un casin de leger le paraul de voantr, strolgh l’è ASTROLIGU in SARDU. quanto a “fata” mi suona come “della serie”, “hashtag”, “appartenente alla categoria di”, “tipo”, “kind of” “sort of”,

  89. È aggiungerei anche pilàndra che ho sentito usare dai vecchi col significato di prostituta

  90. Brandolini Benito

    Salve , vorrei sapere il significato di queste due parole; Pitar: dovrebbe essere il contenitore di alluminio con il beccuccio per il latte. Altra parola che la sentivo ma non ricordo ; L’urzò, era un contenitore ma non so per quale uso. Grazie

  91. Comunque non si scrive ciò (quella è la parola italiana non dialettale che significa altro). L’accento giusto è ció.

  92. SVIDURÈ… Cí tót svidurè o cí tóta sviduréda. Persona che ha un abbigliamento scomposto, scollacciato, con la gola scomperta che rischia di agghiacciarsi (cruvát che cí tót sviduré)

  93. Orazio Frontali

    Io, quand’ero un bambino e giocavo alle palline a Fusignano (RA) ricordo che al castelletto (e’ castlèt) ci tiravo d’indoches. (di traverso)
    Questa parola è scomparsa dal nostro dialetto e non è presente nei dizionari.

  94. Una parola romagnola che ho dovuto disimparare a usare non vivendo più in Romagna è CIORLA. Avendo 2 figli è necessaria ma non ha equivalenti italiani se non “lo sporco attorno alla bocca”.

  95. Aiò armast (mi sono rimasti)
    sa set drè a fè? (cosa sei dietro/intento a fare )
    sgiarol (ghiaino)
    rastel (cancello)
    slapè (cadere /brutto scivolone)

  96. Ricordo mia nonna che da piccolo mi cantava “LA PASQUELA” . Qualcuno se la ricorda ancora tutta?

  97. Luciano Ravaioli

    Non riesco a trovare l’origone dell’espressione; alsir (tempo)
    An’nò alsir = non ho tempo

  98. Ma come fa tutto il mondo a invidiare queste parole se non sanno manco che esistono, anzi non sanno manco che esiste un tale dialetto?

  99. Svampí =svanito, svaporato, svampito
    Svariòn= l’ha avú un svariòn (ha avuto un mancamento fastidio, giramento di testa) oppure dure uno strafalcione, qualcosa a sproposito)
    Calzédar= secchio di rame o di zinco che si usava per attingere acqua dal pozzo

  100. atariv , è una minaccia , tradotto ti arrivo, ti sto per colpire
    at deg un gnoc , sempre minaccia , tradotto ti do un gnocco
    poi aggiungo tre parole stupende di campagna , la ponga , e baghen oppure il baghino (italianizzato), e pidarsol.

  101. dai pu zò apurasì ==> versa pure con abbondanza, pidariò==> imbuto piccolo, pidria==> imbuto grande, sta atenti alla bscolla==> stai attento alla pozzanghera, zambudel==> salsiccia matta, ignurent cme un cosp==>ignorante come il duro calzare di cuoio e legno dei contadini

  102. Pingback: Il progetto fotografico, la documentazione: una questione di approccio. Di e con Davide Arlotti

  103. saso (stupidotto), spipola (pettegola), ghengo (fannullone), ciorla (sporcarsi attorno alla bocca), ciosso (sporco), ciustè (schifezza), gagio (rossiccio di capelli)

  104. aio fet neca me (sono convinto) oppure una parola italiana usata in un contesto dialettale è alto che significa vattene.

  105. Mi nonna (alfonsinese trapianta a ravenna) quando si arrabbiava con mio nonno gli diceva sempre “vat a let e pu suda!” (va a letto e suda!)
    Non l’ho mai più sentito….
    E anche fin per puzza credo che non si dica fuori dalla romagna.
    e poi ci sarebbe il lungo capitolo delle parole italiane storpiate a causa del dialetto. Dopo più di 20 anni fuori dalla romagna ogni tanto mi scappa ancora “cucchiaia” anziché cucchiaio…

  106. SCUSATE, C?ERANO DEGLI ERRORI!!!
    Mia nonna (alfonsinese trapiantata a ravenna) quando si arrabbiava con mio nonno gli diceva sempre “vat a let e pu suda!” (va’ a letto e suda!) Non l’ho mai più sentito….
    E anche fiè per puzza credo che non si dica fuori dalla Romagna. e poi ci sarebbe il lungo capitolo delle parole italiane storpiate a causa del dialetto. Dopo più di 20 anni fuori dalla romagna ogni tanto mi scappa ancora “cucchiaia” anziché cucchiaio…

  107. SCUSATE, ma mi pare che nessuno abbia citato quella meravigliosa espressione ravennate che è

    A jo chera!

    “Sono proprio contento”, che in genere si usa quando eri stato avvertito di qualcosa da una persona, ma non segui il suo consiglio e ti succede qualcosa di negativo. La gioia romagnola per il male degli altri quando non hai “dato retta”….

  108. SCUSATE, ma mi pare che nessuno abbia citato quella meravigliosa espressione ravennate che è

    A jo chera!

    “Sono proprio contento”, che in genere si usa quando eri stato avvertito di qualcosa da una persona, ma non segui il suo consiglio e ti succede qualcosa di negativo. La gioia romagnola per il male degli altri quando non hai “dato retta”….

  109. Daniele Domenicali

    … e voi andate fieri di questi termini, locuzioni, modi di dire?! Io parlo il dialetto perfettamente ma non uso mai alcuna di queste. Sono brutte, volgari, quasi tutte ingiuriose e negative e sintomo di negatività suppurante, come pus. Il massimo è “Cutvegna. Anche questa tecnicamente è più di una parola, e si tradurrebbe come “che ti venisse” (un colpo). Che però sottolinea la naturale propensione dei romagnoli ad augurare il meglio ai propri interlocutori.” Infine, per chi scrive senza sapere bene di cosa parla: Cio’ viene dal veneto è non è affatto solo romagnolo.

  110. Gualtiero Righi

    scud cioè scudi. Zent scud cioè cento scudi che equivalgono a cinquecento lire.

  111. Avete dimenticato una frase unicamente romagnola..’testa cla !’ Che significa ‘che testa che ha!’ Usata soprattutto nel Riminese e a Riccione

  112. Davide Permafrost

    Non dimenticherei INVEL (da nessuna parte) parola che esprime un concetto che trovo la più bella.

  113. Sono un romagnolo 75enne. È bellissimo quello che state facendo. Vi seguirò sempre.
    Provo ad aggiungere una frase anch’io. Nel cesenate viene molto usata.

    Va a fè al pugnèti.

    Scusate, non so scrivere la mia lingua preferita.

  114. s’a voia da dì, a sò avanz sbadzé a lezar sta sfilza ad dèti: al m’è avnudi toti in t la ment e am so rinzuvnì d stant’enn. Me a so d Fenza, mo a stegh a Firenza ormai da una masa ad temp. A i ho imparé l’itaglian a scola parché a cà mì us ciacareva sol in dialett e av zur che al piò d st al parol e d s tal déti a li cnos e agl’ho sintidi. Immanca queli ramiani e furlesi. Av aringrezi e… c’uv vegna un ben a tott quent.

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