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Poesia NFT: una nuova era per i poeti?

poesia NFT

Poesia NFT. Non penso di essere il primo al mondo a riflettere sulla poesia NFT. Di certo sono tra i primi, e il primo italiano.

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Ma qui i primati contano poco.

Conta questa sostanza rivoluzionaria in cui tutto il mondo sta ribollendo. Specialmente quello dell’arte.

La poesia è arte e in quanto tale deve anticipare i tempi, non cristallizzare il passato e ignorare il presente. L’Arte è una tavola per surfare le onde del tempo che scorre sempre nella stessa direzione. Forse.

L’artista deve esprimere il tempo in cui è chiamato a vivere nei linguaggi che sono compresi in quel determinato tempo.

Ecco perché oggi non ha molto senso scrivere poesie a mano sulla carta con il linguaggio di Leopardi. Cioè, può essere anche bellissimo, ma si confina la poesia in una dimensione anacronistica dove non può svolgere la sua funzione profetica.

Eppure molti considerano la poesia questo: imitare poeti del passato.

Ma la cornice è cambiata e il quadro non può continuare ad essere lo stesso.

Chi oggi vuole fare poesia deve fare i conti (anche) con l’arte digitale, con il nuovo spazio che l’universo ha trovato per continuare ad espandersi.

Sino ad oggi l’arte digitale è rimasta incastrata fra l’incudine e il martello: da un lato le sperimentazioni autoreferenziali di chi voleva parlare al ristretto mondo dell’arte contemporanea, dall’altro le banalizzazioni di chi ha usato i social per portare la poesia alle grandi masse.

Oggi forse c’è lo strumento per liberarsi di entrambi i problemi.

La poesia è una forma di blockchain per sua stessa natura. Non è quindi strano se chi fa poesia va a cercare fra gli NFT strumenti per dare nuova vita alla parola.

La poesia NFT può diventare un nuovo spazio in cui chi fa poesia può trovare opportunità per esprimersi, per crescere e anche per guadagnare. D’altra parte è già da tempo che ci sono sperimentazioni del genere.

È brutto chiamarla NFT poetry. Con due sole parole si dà per scontato che la battaglia globale delle lingue sia stata vinta dall’inglese. Ecco perché preferisco chiamarla “poesia NFT”.

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