Testi di Sanremo 2022: è arrivato il momento di ritrovare un po’ di poesia?

Testi di Sanremo 2022: qualcuno si è accorto che c’è qualcosa che non quadra?

testi di sanremo 2022

Prima di parlare dei testi di Sanremo 2022 chiariamo una cosa: viva Amadeus

Amadeus ci ha abituati a un livello musicale e di spettacolo straordinari. Basta dire che dal suo festival sono germogliati i Maneskin per zittire qualunque critica ad Amadeus e al suo festival. Il festival, con lui, ha ritrovato un patto con i telespettatori, ha mantenuto sempre un livello musicale altissimo.

Inoltre ha segnato una nuova alleanza fra poesia e musica.

Proprio per questo, nella cornice di un livello artistico impeccabile, da persona che dedica la vita alle parole sento la responsabilità di domandare: ma i testi di Sanremo 2022 erano all’altezza delle aspettative e del livello artistico del festival?

Perché, non bisogna dimenticarlo, su quel palco hanno vibrato le parole di Un’avventura di Lucio Battisti (e Mogol), Ciao amore, ciao di Luigi Tenco, Perdere l’amore di Massimo Ranieri, Almeno tu nell’universo di Mia Martini. Giusto per citare qualche esempio.

Anche sulle parole quindi, vista la cornice, ci permettiamo un rigore che sembra non aver appassionato sin qui.

I testi di Sanremo 2022, 24 su 25, sono testi d’amore

Se analizziamo i testi (si possono leggere qui) scopriamo infatti che di 25 testi, 24 sono testi d’amore. La parola “amore” ricorre infatti 24 volte, i numeri restituiscono esattamente il peso di questa parola. Ma non si parla di un amore qualunque, sono tutti testi che descrivono un amore sofferto, spinoso, adolescenziale. Ora, non usate questa osservazione per dire che sono contro le canzoni d’amore. O addirittura contro l’amore… Tutt’altro. Mi limito a domandarmi se esistono anche canzoni diverse che possano funzionare a Sanremo. Basta guardare a cos’è successo l’anno scorso per scoprire che esistono: i Maneskin, Willy Peyote, Colapesce e Di Martino, giusto per fare qualche esempio.

Se andiamo più indietro troviamo infinite canzoni immortali che non sono canzoni d’amore: Spunta la luna dal monte di Pierangelo Bertoli e i Tazenda, Vacanze romane dei Matia Bazar, Ma il cielo è sempre più blu di Rino Gaetano, 4 marzo 1943 (scritta da Paola Pallottino) di Dalla, come la stessa Piazza Grande.

E quindi già questo primo punto solleva qualche dubbio.

I testi di Sanremo 2022 hanno (quasi tutti) lo stesso sapore

Escluso il pezzo di Gianni Morandi, che è scritto da Jovanotti e si vede (confesso che tifo per loro), quello di Iva Zanicchi e quello di Donatella Rettore, che hanno un proprio carattere forte, gli altri sembrano quasi tutti scritti dalla stessa penna. Una penna con caratteristiche precise.

Tutte e 25 le canzoni si rivolgono a un “tu”. Danno del tu a qualcuno, in questo contesto d’amore. Non che sia vietato, è qualcosa di molto comune nel genere. Ma proprio tutte e 25?

E ancora, anche nelle espressioni utilizzate si pesca moltissimo dalla stessa fonte: “come stai bambina” (la rappresentante di lista), “Siamo una sconfitta perfetta bambina” (Rkomi), “è come fosse domenica baby” (Achille Lauro), “Baby giuro che tu sei perfetta così” (Aka 7even), “Baby sto imparando a rimpiazzare i sogni” (Highsnob), “baby ritorna da me” (Tananai).

Ma chi è questa “bambina-baby” a cui si rivolgono tutte queste canzoni? Sembra quasi ci siano dietro i fili (arrugginiti) di una mentalità che filtra il mondo attraverso le griglie del marketing e un’attenzione quindi a trovare il target giusto ed a lui rivolgersi.

E cosa vuole farsi dire questa bambina-baby? “Come sei bella nessuna mai, nessuna più di te” (Emma), “Non vedi che sei bella bella bella così” (aka 7even).

E così il taget, che a quanto pare è donna, vuole sentirsi bella e amata.

E così parli a donne di tutte le età.

Poteva esserci spazio per una ricerca artistica fra queste parole?

La risposta ovviamente è affermativa. Ma pare che a prevalere in questi testi di Sanremo 2022 sia stato un ragionamento fondato sul marketing. Non che ci sia stata un’unica mente che possa aver dato l’ordine. Siamo di fronte a un processo, che convince e coinvolge. Ma in questo modo la ricerca artistica risulta compressa fra paletti sempre più vicini che il marketing sembra decretare con imperativi sempre più stringenti.

Musica e poesia

Dedico buona parte del mio tempo a leggere poesie scritte sulla rete. E, insieme a esperimenti zoppicanti, circola anche moltissima buona poesia. Semplicemente perché ci sono tante persone che prima di scrivere leggono. Attingono alle fonti della letteratura, si mettono alla sequela di grandi maestri, che siano Borges, la Szymborska o Montale.

Avendo negli occhi questi versi mi chiedo: perché invece i testi delle canzoni sono così sconnessi dalla tradizione poetica? Anche chi, come Irama, dichiara di aver scritto una poesia, mostra invece in modo molto chiaro che sarà un bravo musicista, ma non ha letto molte poesie. Proprio come la maggioranza degli italiani.

E questo è l’unico motivo per cui ci si può permettere di scrivere e proporre testi del genere.

Quindi viene da chiedersi: perché il paese di Dante, D’Annunzio, Ungaretti ha completamente sconnesso la propria ricerca musicale da quella poetica? Ci sono centinaia, migliaia di persone che dedicano molte energie a creare ricerche artistiche basate sulla parola. E sono, siamo, sempre di più. Perché l’industria musicale non tiene in considerazione questo crescente mondo?

Credo che questo festival possa essere lo spunto giusto per una riflessione profonda: è arrivato il momento di ritrovare un’alleanza fra musica e poesia. E questo perché non farlo in Italia, patria eccelsa di entrambe le arti?

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