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Scurati si dimette per Saviano. Lo avrei fatto anche io. Ma si sarebbe dimesso per Sgarbi?

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Scurati si è dimesso dalla presidenza della fondazione Ravello. Motivazione: “i soci fondatori della Fondazione Ravello non rispettano la libertà intellettuale e ignorano i valori della cultura”. Cos’è successo? Il presidente De Luca si è opposto – la regione Campania è socio fondatore della fondazione – alla presenza di Saviano e Speranza.

Chi mi segue sa quanto disprezzi il modo in cui Saviano, al pari della Murgia, ha ridotto la letteratura italiana a strumento di propaganda ideologica.

Eppure se fossi stato nel ruolo di Scurati – e avessi avuto la malaugurata idea di invitare Saviano – avrei fatto la stessa cosa. L’idea che un politico possa decidere chi sono gli invitati a una manifestazione culturale per me è sintomo della profonda malattia di questo Paese. D’altra parte sono anarchico. Anarcomonarchico.

Ma la vera domanda è: Scurati si sarebbe dimesso anche se invece di “censurare” Saviano e Speranza – esponenti di una certa specifica cultura – De Luca avesse censurato, ad esempio, Sgarbi o la Meloni?

Anzi, li avrebbe mai invitati? Anzi, anzi, è proprio un caso che siano stati invitati proprio il maître à penser di una certa cultura politica e il segretario del partito che incarna proprio quella cultura politica?

Non lo so e non posso saperlo. Ciò che è sotto gli occhi di tutti è che la logica politica ha in mano ogni atto che si svolge nel palcoscenico della cultura. E chi oggi occupa gli spazi della cultura lo fa avendo usato la logica politica. Senza questa logica Saviano sarebbe ancora a scrivere articoli anonimi per il giornale del Partito Marxista-Leninista Italiano, la Murgia insegnerebbe ancora religione (non si sa bene quale) in Sardegna e tutte le loro corti non vincerebbero premi e non occuperebbero gli eventi culturali.

Quindi non possiamo sapere se Scurati si è dimesso per amore della libertà o per rispondere alla logica politica che governa la cultura in Italia.

Ma evitiamo di far diventare Saviano un martire della libertà e del libero pensiero. Perché esiste proprio grazie a quella cultura politica che per una volta gli si è rivoltata contro.

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